Header


L’applauso finale scrosciante dei soliti noti partecipanti alla cerimonia ha sugellato il matrimonio tra la nuova società e i tifosi che da tempo reclamavano a gran voce (non tutti, ma la maggioranza) di divorziare con il passato.

Un applauso figlio della consapevolezza che sul campo non si poteva fare di più visti i tempi tecnici concessi a mister Oliva per assemblare la nuova squadra, ma anche un messaggio di vicinanza ai nuovi dirigenti che hanno accettato la sfida di gestire la Pro Patria in una categoria difficile come la Lega Pro. Una linea di credito che i tifosi hanno voluto aprire con quel battimani che ha emozionato in campo e fuori, ma la luna di miele non potrà durare in eterno. E qui sta il punto. Il futuro richiederà molta pazienza, anche se mister Oliva ha subito corretto il punto con un “si, ma non troppa, perché intanto gli avversari potrebbero scappare”, ma è anche vero che la nuova società è alle fondamenta. Servirà tempo per costruire i pilastri portanti, per trovare i soldi per finanziare il mutuo e acquistare gli arredi. Purtroppo, gli arredi servono subito per non rischiare di dequalificare la categoria dello stabile e questo è un problema non di poco conto. I mobili di qualità, quelli tosti in legno massello, sono in parte già stati acquistati, mentre gli altri hanno un listino davvero impegnativo. E’ richiesto uno sforzo che se verrà affrontato dalla dirigenza dovrà essere ricambiato da tifosi e dalla città con analoga generosità. Inutile pensare che il progetto possa autofinanziarsi senza porsi nemmeno il problema di farlo crescere in maniera coesa con tutte le parti che compongono la Pro Patria. La sala stampa e il contributo pubblicitario visibile allo stadio rappresentano la nudità della Pro Patria in questo momento. Tolti i cartelloni di ItalSempione è rimasto un muro bianco. La sfida che diventa un obbligo è colorare nuovamente il bordo campo e i muri dello Speroni con i colori di nuovi sponsor per dare energia al progetto. La precedente gestione ha sempre trasmesso l’idea di essere finanziariamente molto forte, tanto da non voler spartire con altri investitori la gestione della società. Meglio soli che accompagnati da chi potrebbe mettere il naso nelle vicende gestionali solo per il fatto di aver dato un contributo. Questo è quanto si è potuto comprendere dalla gestione precedente a livello di partnership commerciale. Qualche lamento si è sentito, ma l'impressione che gli sponsor fossero indispensabili per far quadrare i conti non si è mai avuta. La filosofia dei nuovi sembra invece orientata alla costituzione di un pool di sponsor e da una gestione societaria che non escluda l’associazionismo nelle sue diverse forme. Se questo sarà il modello lo sviluppo sarà semplice: maggiore sarà la partecipazione dell’indotto e maggiori potranno essere gli obiettivi di crescita. Lo slogan coniato da Patrizia Testa recita : “Busto rispondi”, che si coniuga con un “Busto credici” per spazzare via ogni resistenza di chi negli ultimi anni avrebbe potuto aiutare la causa ma è stato frenato da una alone di incertezza derivante da un passato societario che ha spesso prodotto delusioni profonde. Attendersi che i nuovi dirigenti abbiano il portafoglio pieno e la bacchetta magica tanto da rastrellare sul mercato degli svincolati  ad alto valore tecnico e possano nel mercato di riparazione di gennaio puntellare la squadra con altri pesanti investimenti è per tutti, noi per primi, una speranza, ma il buonsenso dice che non potrà essere così se lasciati soli. Non sappiamo le potenzialità economiche del gruppo, certo è che anche se fossero ingenti, occorrerà dare un segnale chiaro e forte affinchè le possano mettere a disposizione. Solo una città coesa con tifoseria e società, anche nelle difficoltà che probabilmente si dovranno affrontare in questo anno, potranno dare il “la”ad eventuali progetti di media ambizione.  Pretendere il tutto e subito solo ed esclusivamente dalla società potrebbe essere un errore che sconfinerebbe nell’illusione. Chi ha salvato la Pro Patria merita l’applauso per la determinazione e il coraggio dimostrati. Adesso tocca a tutti i bustocchi, tifosi e non, dare un segnale di vicinanza che possa ricambiare in maniera concreta chi oggi ha scelto di prendere in mano la Pro Patria. Trecento abbonamenti non sono pochi, però sarebbe bello pareggiare quelli dello scorso anno. Varrebbero il doppio visto che molti nel campionato scorso lo ebbero gratis per via della vicenda Milan. Qualche faccia nuova, o di ritorno, si è vista sabato scorso. Ma non basta. Mille abbonamenti si possono raggiungere anche se gli abbonati allo stadio fossero solo la metà. Leggiamo che Vavassori ha acquistato a Reggio 200 abbonamenti per regalarli alle scuole. E se lo facesse qualcuno anche a Busto? Non sarebbe un modo perfetto per aiutare la società, darle credibilità e aiutare i ragazzi a frequentare lo stadio? Un gesto che qualificherebbe l’aspetto etico del sottoscrittore che potrebbe centrare in un solo colpo un obiettivo sociale con uno meramente commerciale di sponsorizzazione.Stiamo parlando di un investimento “media” di soli 20 mila euro, sappiamo quanto costi investire in pubblicità tradizionale. Per cui, comunque un affare per tutti. Crediamo che ci siano mille modi per aiutare la società ognuno per quello che può. E, siccome a Busto più di qualcuno può, vogliamo essere ottimisti. Anche perché tutte le vecchie giustificazioni sentite e risentite, trite e ritrite, sono cadute con l’avvento della nuova dirigenza che ha patente bustocca e componenti di “marca”. Per cui da oggi chi nulla farà per la Pro Patria non avrà alibi se non un disinteresse per le vicende della squadra della propria città. Scelta del tutto lecita, questo sia chiaro, ma questa volta esente da qualsiasi giustificazione e dalla possibilità di coniugare il solito ritornello del “vorrei ma non posso”.
Sabato allo stadio abbiamo sentito molti, troppi, chiedere e chiedersi quanti soldi abbia la nuova proprietà. La domanda corretta da porsi è quanti soldi ha Busto per la Pro Patria. Quanto affetto la città può dimostrare in modo concreto. Perché quello a parole è immenso. Ma, con le parole non si vincono i campionati. E nemmeno ci si salva.

Flavio Vergani

0 commenti: