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Se è vero che a Busto l’acqua va all’insù e che è diventata la patria delle anomale normalità, è anche vero che non si è ancora riusciti a far cambiare le leggi e le regole del mondo che ci appassiona. Giuste o sbagliate che siano le regole vanno rispettate anche a Busto e pure le pene inflitte, nel caso qualcuno sgarri. Regole che nel caso del calcioscommesse dicono che se un presidente si adopera per influenzare il risultato di una partita risponde direttamente di quello che fa in termini di responsabilità e in caso di accertamento della colpa la società presieduta viene retrocessa, chiamasi responsabilità diretta. Se invece è un giocatore che si macchia di analoga scorrettezza la società subisce dei punti di penalizzazione, ma non la retrocessione. Chiamasi responsabilità oggettiva.

Insomma, un po’ come nelle aziende normali nelle quali se l’amministratore delegato commette un reato fiscale o amministrativo è l’azienda che subisce le conseguenze (oltre al responsabile), se invece è un dipendente che ruba questo viene licenziato, senza che l’azienda subisca conseguente dirette in termini penali. Onde per cui, è stato accertato, anzi intercettato, che il presidente della Torres che agiva per influenzare un risultato e accertata la sua responsabilità i sardi sono stati retrocessi, al contempo sono stati intercettati i calciatori della Pro Patria che agivano in egual maniera e per lo stesso identico scopo e quindi la società Pro Patria avrà la pena stabilita (punti di penalizzazione).

Giusto o sbagliato che sia, questa è la legge. Poi, se Vavassori, i bustocchi, i novaresi, i bergamaschi, gli svizzeri, gli inglesi e chi più ne ha più ne metta non dispongono, o non vogliono disporre, della fidejussione necessaria e sufficiente per iscriversi al campionato è un problema diverso che nulla “fitta” con la vicenda calcioscommesse. Chi dispone di questa cifra e addirittura può permettersi il lusso di renderla disponibile per altre piazze, potrebbe dare lezioni di finanza, ma certamente non di etica sportiva o di moralità visto che fino a prova contraria tale ricchezza economica non è sufficiente per garantire la categoria desiderata  a causa delle penalizzazioni subite nella vicenda “dirty soccer”.

Certamente è apprezzabile la generosità di mettere a disposizione la fidejussione ai bustocchi sfigati che non ne dispongono agevolandoli nella partecipazione alla Lega Pro ed evitando loro la purga della serie D, a patto però che poi si rispettino le regole e non si cada in tentazione, diversamente si avrebbe lo stesso destino, seppur dotati di fidejussione.
Fino a prova contraria la Torres è in serie D pur disponendo della fidejussione per la categoria superiore, mentre a Busto, al limite, la partecipazione alla Lega Pro sarà impedita per povertà economica, ma non per motivi disciplinari. Ma, come diceva mio nonno, meglio poveri, ma onesti. Che poi a Busto non sia così puliti per colpa di alcuni giocatori del passato è cosa vera e nota, ma come si diceva all’inizio le regole non le hanno scritte i bustocchi. Tali regole dicono che sono colpevoli i giocatori e non la società, per cui la Lega Pro è dovuta senza ombra di dubbio.

Questo per ristabilire un minimo di “reputation” per i nostri colori. Prima le accuse di razzismo nella vicenda Boateng rivelatesi infondate dopo i processi, ma silenziate dall’opinione pubblica, adesso l’alone di diffidenza verso la Pro Patria quasi che la stessa avesse fatto chissà cosa per influenzare una sentenza che ancora non è stata emessa per le responsabilità di cui si è resa protagonista per mezzo dei suoi tesserati. Se poi ci venisse chiesta la disponibilità a sostenere che le regole potrebbero essere migliorate in quanto per pari reato prevedono pene troppo diverse tra loro, si avrebbe totale disponibilità.  Ma, per ora, quelle che ci sono occorre rispettarle. E non solo le regole…
Flavio Vergani

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