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Prima uscita dell’alba. Mi intercetta un vicino e mi chiede subito: e la Pro? E’ davvero tutto finito, e in bene?
Io lo rassicuro e dopo un po’ mi trovo a promuovere la campagna abbonamenti. Lui sorride, promette almeno qualche tappa allo stadio e anch’io mi sento meglio. Presto, prestissimo eppure così tardi: stiamo parlando di acquisti, partite, giovani.
Pazzesco, parliamo di calcio. Non più di balletti societari, di casini, di incertezze, di proprietà: basterebbe questo per farmi sentire euforica, perché non capitava da una vita.
Capitava. All’improvviso, sento un’ombra di tristezza, nonostante questa sferzata buona. Non ho parlato con le persone più importanti, con le quali condividere questo momento gioioso, come tutte le ripartenze: di una gioia saggia, capito, perché nessuno si nasconde le difficoltà di procedere in fretta e furia. Ma ricominciare è un’emozione più potente di tutto.
Devo gridarla al Trame, per il suo fondamentale sostegno psicologico, la nostra gioia. Il capitano che ci ha tenuti con la testa fuori dall’acqua, grazie al suo costante incoraggiamento.
Ma c’è qualcun altro, che devo ringraziare. Matteo, Matteo, Matteo Serafini. Quasi non ci credo che non ci sia lui, a guidarci. Infatti, c’è e lo sento subito.
Matteo, grazie perché non sei andato via, non davvero, perché nel congedarti (apparentemente) da questa avventura biancoblù ormai parte integrante della tua vita hai parlato con il cuore in mano. E non separiamo i nostri cuori tifosi, dal tuo. Tu subito sai rispondere e offrire nuova forza ai nostri sogni.
Ciò che ci diciamo, resta tra noi. Ma devo condividere con tutti una parola, tua preziosa: ricostruirci. Dobbiamo ricostruire tutto. Noi stessi, la nostra fiducia, la nostra speranza, la capacità di fare solo questo, semplicemente e meravigliosamente.
Giocare a calcio, parlare di calcio, innamorarci del calcio e gridarlo, gridarlo a pieni polmoni, dagli spalti dello stadio Speroni.
Mi inchino capitani e adesso il compito è anche essere degni di voi.
Marilena Lualdi
Giornalista de “La Provincia”

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