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La notizia tanto attesa, capace di scaldare il cuore anche al tifoso più cinico, è ormai divenuta realtà. Ora ognuno è chiamato a fare la propria parte. I delusi le cui ben note ferite non sono ancora rimarginate, coloro i quali si sono sentiti traditi e non rispettati dalla precedente proprietà, gli scettici ed i brontoloni a prescindere, ognuno deve saper dimostrare con i fatti di esserci e di volere bene alla Pro, ora che la si trova miracolosamente libera e rinata dalle macerie vavassoriane. Adesso bisogna provare a chi fortunatamente è ormai solo un pallido e triste ricordo che i tifosi ci sono e rispondono con entusiasmo a patto di non essere ingannati od umiliati a proprio piacimento. Non c’è posto oggi per un ricordo, neppure fuggevole, per chi si è preso parte della nostra storia ed ha permesso fosse calpestata senza ritegno. Il denaro, è stato detto, detta le regole e consente a chi ne ha di fare ciò che vuole; esiste però un limite etico nei comportamenti per cui non tutto si può permettere  o giustificare in nome della pecunia. Ci sono dei limiti non scritti (lasciamo perdere quelli regolamentari perché sull’asse Busto-Reggio è avvenuto di tutto) che non possono essere varcati nemmeno da chi “paga regolarmente gli stipendi”. Il rispetto, preteso e non dato, della dignità di un popolo è stato troppe volte negato giocando a fare l’Onnipotente misterioso e sdegnato con tifosi e stampa “libera”. Ad ogni modo questa sarà l’ennesima e benedetta ripartenza, ancora una volta ad handicap e gravata dall’azzeramento perpetrato dalla precedente “non gestione”; quel che ne verrà andrà a mio parere accettato senza se e senza ma perché dal punto di non ritorno in cui siamo stati sprofondati si può solo risalire. Senza Se e senza Ma, quindi, volgendo lo sguardo al futuro e tentando un vero e proprio miracolo s portivo con l’aiuto di nuovi condottieri, si spera un filo più democratici e disponibili. Il passato è appunto, per nostra fortuna, “passato” e non troverà alcun posto nella memoria del popolo biancoblu, eccetto che per pochi nostalgici teneramente attaccati alle loro reliquie.
Calogero Vito Gallazzi (alias Marco Grecchi)
 
 

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