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Termina dopo quattro anni la corsa di un uomo solo al comando. O forse di un uomo solo sempre in fuga. Con la maglia biancoblù linda da sponsor forse per scelta più che per destino. Senza ammiraglia perché chi nel passato ha cercato di fare squadra con lui è stato messo fuori rosa. Chi lo ha fatto recentemente gli ha persino scommesso contro. Un uomo solo al comando in fuga da tutto e tutti, forse anche da sé stesso, ossia da quel manager di successo obbligato ad essere quello che non è nel feriale, per essere sé stesso nel festivo. Ha vinto molte volte, anche partendo tredici minuti dopo gli altri, ma senza ricevere, o forse solo meritare, gli applausi sul viale principale, dopo aver tagliato il traguardo. Pochi gregari, gente fidata ai quali è richiesto di tenere indietro il gruppo senza parlare, ma solo pedalando forte, con il compito di preparare e coprire le fughe verso la vittoria. Fino all’ultima tappa, quella che lo ha definitivamente allontanato dal cuore dei suoi tifosi: la Busto Arsizio- Reggio Emilia. Una tappa corsa ancora con la maglia biancoblù sulle spalle per poi vestire quella granata appena uscito dal casello. Un uomo solo al comando sempre in fuga da chi, anche volendo, non è riuscito a capirlo. Molti ci hanno provato fino alla fine, pochissimi però sono rimasti ad aspettarlo nella sua ultima cronoscalata, o meglio cronodiscesa, quando imponendo e imponendosi tempi da rispettare da record mondiale ha seminato più di una perplessità per la sua tattica di gara. Sembrava avesse perso l’ultima corsa, quella che lo avrebbe riportato nei dilettanti, una parola che gli ricordava tristemente la sua prima tappa, quella dell'accoglienza che lo portò da Vittuone a Busto Arsizio che ha voluto sfatare ancora una volta con fermezza. Sceso dalla sella si è presentato in giacca e cravatta dove serviva trasformandosi da festivo a quotidiano mietendo un successo senza repliche. Un uomo solo al comando per scelta che si nutrito delle critiche trasformandole in energia. Ha voluto scalare la montagna trovando forza in chi gli urlava contro, a chi cercava di fermarlo, replicando senza sosta e con grande fiato a chi chiedeva anche solo l’autografo. E, quando non bastavano i tifosi oppositori, era il turno della stampa, di certa stampa considerata nemica, o di certi bloggeristi che nonostante avessero radici nei popolari da quarant’anni sono stati patentati come avversari, o della istituzioni mai in grado di garantire quanto necessario per vincere il Giro. Un uomo solo al comando senza sorrisi, persino nelle vittorie. Un uomo solo al comando stratega di sé stesso, ma con scarsa attenzione alla valorizzazione della squadra, seppur prestigiosa e ricca di fascino. Un corridore che ha scelto di sponsorizzarsi la maglia per non dire grazie a nessuno, quell’ItalSempione faceva rima con ItalCampione, ma le condizioni imposte per vincere la gara hanno fatto perdere la passione a chi avrebbe potuto passare la borraccia quando il fiato diventava corto e i crampi assalivano i muscoli. Un uomo solo al comando che ha declinato il verbo vincere al singolare, isolandosi per correre da solo contro tutti, forse per gustare ancor di più il sapore della vittoria. Un uomo solo al comando rimasto solo anche all’arrivo. In molti lo avevano abbandonato da subito, altri alla seconda tappa, altri ancora recentemente, quasi tutti… persino i suoi vecchietti, stanchi di dover scalare le montagne per sperare di vederlo passare senza speranze di potergli parlare. Pochi lo hanno salutato prima che sfilasse la maglia biancoblù per l’ultima volta, Vito Carlo Speroni e Carlo Girola sicuramente e con loro pochi altri. Ha corso con una bicicletta prestigiosa e di gran marca, pagata a peso d’oro e mantenuta in buono stato fino all’ultima corsa. Ha avuto la tentazione di rottamarla, forse per prevenire una possibile nostalgia o una triste malinconia generata da un ricordo che comunque gli impregna l’anima. Alla fine ha fatto la cosa migliore, la sua corsa è iniziata con la spinta di una donna e la sua corsa è terminata consegnando la maglia ad un’altra donna.
Un uomo solo al comando prima…una donna in Testa adesso…
Buona corsa a tutti

 

Flavio Vergani

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