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                                   “DODICESIMO UOMO IN CAMPO”, MA CI STIAMO ROMPENDO LE OLIVE

Premessa tutta la comprensione possibile per chi ci ha liberati dopo anni di buio e per chi ha dovuto in pochi giorni impostare squadra e stagione, alcune riflessioni escono di getto dopo le prestazioni, prima ancora che dei risultati, di queste prime giornate.

In primo luogo, non mi era mai capitato di seguire una partita della Pro e, verso la metà della ripresa, perdere ogni nozione del risultato, incapace di tenere il conto delle reti subite.

Sarà una qualche autodifesa mentale, una sorta di istinto di autoconservazione della specie che tende a preservare il tifoso da gesti estremi sugli spalti, ma arriva ormai ogni domenica un momento in cui ci si deve consultare con i vicini di posto per ricostruire quanti ne abbiamo presi.

A maggioranza dei responsi, si decide poi quale sia il risultato di giornata.

E’ vero poi che la squadra non pare attrezzata per combattere ad armi e fiato pari con le prime del girone, tuttavia stiamo gradatamente arrivando al punto in cui bisognerà per forza interrogarsi sul “manico”.

Il Mister pare francamente frastornato ed in difficoltà nel gestire una situazione oggettivamente non facile.

Se al vestito elegante della prima partita siamo ora arrivati a “giubbottino e jeans”, a livello tecnico egli pare vittima della medesima involuzione.

E’ chiaro a tutti che l’allenatore non dispone di Maradona o Messi, però i più non hanno compreso l’insistenza su un inconsistente Vernocchi,  salvo poi immettere altre punte senz’altro migliori ma togliendo “a sorpresa” un centrocampista e creando così una voragine in mezzo che ha subito richiuso un match che si stava faticosamente riaprendo.

E perché poi l’allenatore, durante l’intervallo e sotto di due reti, resta in panchina e non accompagna la squadra negli spogliatoi?

Autogestione o qualcun altro ha ritenuto di sostituire il Mister in un momento delicato?

Stranezze di una gestione tecnica che pare forse più adatta ad altre categorie che non alla Lega Pro, per quanto decaduta come negli ultimi anni.

E tutto ciò malgrado le belle parole, trite e ritrite ed ogni domenica più logore.

Il ringraziamento alla squadra pare un atto dovuto per tenere buoni i “dipendenti” sempre più dubbiosi, mentre il “dodicesimo uomo in campo” si sta gradatamente alterando perché un’errata impostazione della squadra (nella scelta dei suoi uomini chiave) e della guida tecnica ci può stare, ma perseverare sarebbe diabolico.

In caso contrario, ma va letta come una pura provocazione, tanto vale lasciare tutto così e cercare almeno di entrare nella storia del calcio professionistico per il record di reti al passivo e per l’ultimo posto senza punti all’attivo.

Si tratta, ne sono consapevole, di parole un po’ dure ma dettate dall’amore per una maglia che va sempre rispettata e dallo scoramento di queste ore.

Forza Pro Patria, siamo comunque con te ed attendiamo di poterci risollevare insieme.

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