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Dopo un benedetto periodo di silenzio ed una quasi incredibile assenza di sviolinate a comando, ecco che la Provincia torna, con diversi musicisti, a suonare un’identica musica.
Ora si aggiunge un rimando romantico e struggente al Che Guevara del giornalismo nostrano, una firma che ci avrebbe reso orfani delle sue “sferzanti ed appassionate critiche (?!)”, colui che solo sapeva ergersi sull’altrui mediocrità e mettere caparbiamente alle corde l’ex Patron.
Si può dire tutto, rimpiangere i bei tempi andati “sotto padrone” (non si può più dire però che tutto veniva pagato perché si scopre oggi come non sia affatto vero), e fare bellamente a pezzi la realtà, ma far passare i Don Abbondio per novelle Giovanna d’Arco pare esercizio sterile e francamente penoso.
Chi non ricorda infatti le parole al miele e le ardite genuflessioni verbali in cambio di una esclusiva “malata” per le esternazioni, torrenziali e rigorosamente senza contraddittorio, del Signor Vavassori?
Abbiamo assistito attoniti e per anni alla beatificazione del Sommo Profeta; ora evitiamo per cortesia il santino del suo unico e fervente evangelista.
Se davvero si volesse recuperare un po’ di credibilità (anche da ciò passano le vendite di un quotidiano), sarebbe opportuno evitare di scrivere pubblicamente ad un amico di cui pochi rimpiangono la mai vista vis polemica, e magari tornare a scrivere di Pro senza nostalgiche rievocazioni di un recente passato che non pare comprensibile rimpiangere dopo i guasti causati e da cui la nuova proprietà ha dovuto in qualche modo ripartire.
Marco Grecchi

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