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Dopo otto partite, la Pro Patria sembra battere un colpo. Otto partite, pari a due mesi di campionato. Esattamente il ritardo con la quale la squadra è partita. Tutto molto scientifico e in qualche modo incoraggiante. Forse, se si fosse scelto subito un mister di categoria, il processo si sarebbe potuto abbreviare. Con i “se” e con i “ma” non si fa la storia. Per cui stop ai rimpianti. Certamente fa piacere notare la pazienza dell’ambiente, a parte qualche caso che invoca la “par conditio” rispetto al passato. Quasi per farsi del male, pur di mantenere una coerenza. Una volta che la gente si arma di pazienza e con sensibilità riconosce le attenuanti generiche, si alza ugualmente la voce dell’accusa. Che, non è altro che la difesa di allora che disotterra l’ascia di guerra. Un cambio di ruolo repentino che ha radici lontane che, a nostro avviso, andrebbero tagliate una volta per sempre. Quello che è accaduto è accaduto, manca solo un atto che ha origini passate: la penalizzazione. E, questo, a conferma che non tutto del passato è stato indimenticabile. Poi, dovrà calare il sipario. Un passato che ci ha portati in questo presente, non in un altro. Poteva essere Eccellenza, poteva essere serie D e invece è Lega Pro. Ultimi a zero punti, questa è la realtà, che per tutti è un incubo. Ma, pur sempre Lega Pro. Il massimo a cui questa piazza possa aspirare. Qualcuno avrebbe preferito ripartire da zero, quasi che ci fosse la garanzia di una cavalcata vincente dall’Eccellenza alla Lega Pro. Adesso che si siamo in Lega Pro vediamo di rimanerci. Soprattutto di meritare di rimanerci. Non è più semplice?
Forse l’unica sfida con il passato da accettare e vincere è di dimostrare che ce la possiamo fare a rimanere nelle categoria, anche senza i protagonisti del recente passato. Questo è l’aspetto motivazionale che darebbe valore aggiunto. Il resto ha fatto il suo tempo. Occorre uscire dal tunnel per società, giocatori e pubblico con l’aiuto di tutti. Ognuno ha in mano una torcia e può contribuire a fare luce per trovare l’uscita dal labirinto. Piccoli raggi che insieme possono diventare un faro. La società ha ammesso di aver percorso una strada sbagliata, ma ha risposto presente cambiando la guida tecnica e ingaggiando Ferri. Probabilmente altro farà appena potrà. I giocatori a Bassano hanno meritato la maglia, i tifosi possono contribuire con la propria passione. Tre raggi diretti tutti verso il fondo del tunnel possono rischiarare l’orizzonte e far strambare la barca. Questo è quello che abbiamo, questo è quello che più o meno tutti hanno chiesto e invocato. Un reset dal passato, una ventata di freschezza e di novità. Spesso le novità richiedono pazienza. Vanno coltivate, assemblate, rifinite. Tutti sapevano che non sarebbe stato facile, inutile spaventarsi o demoralizzarsi. Certamente è peggio del previsto, ma le grandi imprese richiedono grandi uomini che credono ciecamente in quello che vogliono raggiungere. Perdere sempre non piace a nessuno, ma occorre ripartire dalla gara di domenica scorsa coltivando l’ottimismo. Tigrotti in campo, tigrotti sugli spalti, tigrotti dietro la scrivania. Tutti insieme per una sola maglia: la nostra!

Flavio Vergani

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