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La Pro Patria cade per la settima volta per mano del Cuneo, squadra davvero modesta a livello tecnico e tattico ma che senza troppa fatica ha rifilato tre reti ( e fanno 23 totali subite) ai tigrotti. Quando nel passato si era giustamente recriminato per i rigori non dati e per quelli concessi con facilità agli avversari forse si era dato per scontato che rigore è uguale e goal. Purtroppo questo vale solo per gli avversari che hanno sempre impallinato la porta biancoblù, ma non per la Pro Patria che ha trovato il modo di fallire il penalty oggi concesso con Sampietro. Secondo la dirigenza bustocca questa squadra potrà giocarsela con chiunque appena pronta atleticamente, per ora non se la gioca con nessuno e sia con la prima in classifica sia con la penultima il risultato è sempre lo stesso: goaleada per gli avversari. Oggi c’erano molte assenze, ma le più importanti (Bigazzi e Degeri)lo saranno per molti mesi, per cui inutile recriminare. Al di là di quello la squadra schierata da mister Mastropasqua presentava una cervellotica scelta nell’esterno alto dove è stato preferito Possenti. Il ragazzo non ha mai convinto nel suo ruolo naturale difficile aspettarsi qualcosa in più in una posizione a lui sconosciuta. Ci chiediamo se non aiutasse avere più esperienza in panchina, visto lo stato di totale sbando che si nota in campo. Carcuro è stata un’ ombra che si è aggirata per il campo per 45 minuti, il suo sostituto ( Salifu)non ha il passo per la Lega Pro e davvero non si capisce l’ostinazione a mandarlo continuamente in campo. Se poi anche i senatori dai quali ci si aspetta sempre qualcosa in più decidono di partecipare alla fiera dell’errore è chiaro che la situazione precipita e diventa senza soluzione. La squadra appare fragile appena l’avversario decide di alzare il baricentro, la difesa traballa ad ogni sortita avversaria, mentre l’attacco composto da ragazzini alle prime esperienze non ha la malizia per tenere alta la squadra e dar respiro agli altri reparti. Non si vede neppure la mano del tecnico relativamente ad una idea di gioco, solo molti individualismi e nessuna ricerca del fraseggio. Sette sconfitte su sette gare con una valanga di reti dimostrano che queste squadra ha necessità di pesanti interventi tecnici per tentare di giocarsi la salvezza, almeno ai play out. Come sempre detto a fine campionato retrocedono tre squadre e non è detto che tra queste non ci debba essere la Pro Patria, ma diventa accettabile una retrocessione onorevole. Non così. C’è di mezzo l’orgoglio tigrotto e il rispetto di un blasone che non può essere continuamente offeso da prestazioni del genere. Limiti tecnici a parte, non ci sembra proprio che in campo ci sia lo spirito tigrotto che si chiede a tutti, campioni o scarsi. Vediamo molti giocatori trotterellare in campo, ci aspetteremmo una rabbia agonistica che procuri almeno entusiasmo sugli spalti per il coraggio con il quale si cerca di colmare le distanze tecniche con l’avversario. Invece, vediamo qualche giovane tigrotto che si permette a fine gara di guardare con aria di sfida il pubblico che giustamente (e finalmente) ha fischiato la prestazione odierna. Fare il professionista, o tentare di farlo visto che se pur essendo ventenne ci si trova ancora a fare panchina in una squadra di Lega Pro ultima a zero punti , vuol dire abbassare la testa di fronte ai fischi e rendersi conto di essersi meritati. Fare il fenomeno cercando di fare l’offeso è esercizio che sfiora il ridicolo. Non è stato fatto un tiro in porta oggi, rigore escluso, il gioco del calcio è un ‘altra cosa. Per cui ci si renda conto della propria pochezza, prima di pretendere comprensione da chi di pazienza ne ha già portata fin troppa. I tifosi hanno manifestato il proprio stato d’animo con educazione e lo possono fare a livello “contrattuale” visto che chi paga il biglietto può manifestare la propria insoddisfazione (anche a teatro), mentre il calciatore a livello contrattuale deve solo tacere. Che piaccia o non piaccia, diversamente si scelga un altro mestiere. Per ora si è entrati nella storia della Pro Patria come la peggior squadra nelle prima sette giornate, si  risponda ai fischi con i fatti, non coni fiaschi.

Flavio Vergani

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