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Chi alla vigilia del match si aspettava un Pordenone con il 4-4-2 probabilmente si riferiva al risultato. Ma, ha sbagliato anche lì. I friulani sono arrivati a Busto con De Cenco centravanti, Finocchio esterno alto e l’indiavolato Cattaneo dall’altra parte e per i tigrotti è stata notte fonda.”Veleno”, ex Legnano, Savona e Bassano a tratti sembrava Messi per la facilità con la quale saltava gli avversari, crossava o dettava l’assist per il compagno. Forse una marcatura più alta avrebbe impedito al talentuoso giocatore di affettare la difesa bustocca per 90 minuti. Pordenone ricco di figli d’ arte come Mandorlini, De Agostini e Pasa e con in campo due soli giovanissimi ha chiaramente fatto intendere di aspirare ad un campionato di alta classifica. Mister Oliva decideva di mischiare le carte, ma il poker, anche questa volta, lo hanno fatto gli avversari. Dentro Zaro per Marchiori,  il nuovo arrivato Coppola e Vernocchi nel ruolo di punta, anche se spesso il giovane tigrotto lo si è visto arretrare il suo raggio d’azione, non si capisce se per compito assegnato, per sua scelta o per disorientamento tattico. Nel ruolo di mediana ecco Salifu. Solito inizio discreto della Pro Patria, poi si fa male Pisani(stiramento)e i tigrotti sembrano accusare il colpo e da lì in poi è un dominio friulano. Il due a zero ne è la conseguenza e solo per un attimo capitan Taino metteva nel sacco la palla che riapriva la partita. Mister Oliva giocava a rischiatutto  togliendo un centrocampista (Degeri)per una punta (Costa), ma la risposta era sbagliata e a far festa è stato il Pordenone che si buttava tra gli spazi larghi del centrocampo bustocco facendo poker. Quindici goal subiti e due fatti, quattro sconfitte su quattro gare, sono numeri impietosi che meriterebbero un’analisi da parte di Andrea Statistiche. Forse, mai nella storia della Pro Patria una partenza fu peggiore. Giustificazioni ce ne sono molte per questo inizio, ma attenzione a non cadere nei mille alibi. L’analisi di Taino in sala stampa è a nostro avviso lucida e condivisibile in tutti i suoi aspetti.  Poi, che la squadra manchi di qualità e necessiti un centrale difensivo e continuiamo a sperare che si trovi il modo per tesserare Michele Ferri, di una punta di peso non è difficile da capire. Ma, è anche doveroso chiedersi se esistono le risorse economiche per sostenere la spesa. Domanda che viene subito dopo quella che la precede che chiede il motivo per il quale si sono tesserati 24 giocatori, molti dei quali fotocopie uno dell’altro e di qualità medio bassa quando forse si poteva pensare ad una rosa ridotta all’osso ma di qualità superiore. Tre minimi di stipendio i meno fanno un ingaggio forte in più, ma forse con qualche beneficio in più sul campo. Da ultimo due pensieri per due ex tigrotti rimasti nei cuori dei tifosi: in bocca al lupo a Giovanni Cusatis accasatosi in serie A al Carpi come vice Sannino e a Luca Anania oggi presente allo Speroni che sta iniziando la sua carriera di allenatore.

Flavio Vergani

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