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La montagna è alta, 8848 metri, come l’Everest.
Le altre cordate sono partite molto prima, dopo essersi allenate per respirare senza bombole l’aria rarefatta che si trova sotto la vetta. Dopo il micidiale “Ice fall” il ghiacciaio che non perdona.
Per non scivolare serve un capocordata esperto e alpinisti coraggiosi, chiamati ad un’impresa ancor più difficile. Per loro il monte non è alto 8848 metri perché sono partiti, oltre che in ritardo, da un crepaccio di cui presto sapranno la profondità. Il crepaccio detto delle “scommesse”.
C’è buio ora nel ghiacciaio e non si odono le voci degli alpinisti, depressi per essere scivolati per sette volte nel tentativo di vedere la luce. Sepolti da valanghe che ogni fine settimana hanno spento senza pietà l’entusiasmo degli alpinisti in maglia biancoblù.
La montagna richiede gesti eroici sia per vincere, sia per morire. La montagna non ammette la banalità, non tollera la normalità, richiede sacrificio. La montagna coniuga l’impossibile con il possibile. Chi lo avrebbe mai detto che un uomo senza bombole d’ossigeno fosse in grado di arrivare in cima? Dove la rarefazione dell’aria asciuga le cellule neurologiche e il corpo umano si spegne lentamente? Messner smentì la scienza entrando nella fantascienza, dimostrando che spesso il reale può essere più affascinante della fantasia.
Uno scalatore sa come tirarsi fuori dai crepacci, con la “Pala” per ritrovare il sentiero nascosto dalle valanghe e con i “Ferri”, i chiodi che fissano le cordate alla roccia, trasmettendo fiducia e riparo quando scende la temperatura e i venti gelidi sferzano la parete.
Poi, tanta pazienza, un passo alla volta con lo sguardo fisso verso la vetta. Scalatori uniti fra loro in cordata per formare una squadra, sempre collegati al campo base per sentire le voci di incitamento di chi non è sul sentiero, ma accompagna idealmente i protagonisti della sfida.
 Con loro la presenza fedele degli sherpaa, lo staff che quotidianamente si preoccupa che tutto funzioni al meglio sgravando gli scalatori da eccessive preoccupazioni.
Dal crepaccio si vedono ancora la coda delle ultime cordate che hanno lasciato il campo base per raggiungere la vetta. Occorre mettersi al passo con lo sguardo fisso verso di loro.
La strada per la vetta è ancora lunga, tutti potrebbero trovare un crepaccio o annaspare giunti in prossimità dell’ Ice Fall. Bisognerà farsi trovare pronti per issare prima di loro la bandiera biancoblù in cima alla vetta.
Occorre crederci, la scalata richiede sempre ottimismo per non cadere nella depressione.
Ma, non bastano la Pala e i Ferri, occorre anche spalare e picchiare il chiodo. Non è facile al buio del crepaccio, con l’aria rarefatta e con i venti contrari.
Ma, la montagna richiede gesti eroici, non ammette la banalità, non tollera la  normalità, richiede sacrificio.
La montagna coniuga l’impossibile con il possibile.
La montagna regala il diritto di sognare, ma richiede il dovere di tentare.

Flavio Vergani

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