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Settimana scorsa dissi che per avere la prova bisognava avere tre indizi … e la prova è arrivata con il Padova, dandoci la conferma che i progressi visti in queste ultime settimane in campo non sono casuali o un fuoco di paglia, bensì la prova di un cambiamento di rotta graduale che per ora ha portato solo a tre pareggi i quali, ad onor del vero, sono però vera e propria manna visto il tunnel senza uscita che si era imboccato. Per descrivere la partita di oggi invece la possiamo riassumere in due parole (che sono poi il titolo di un libro di Jane Austen), e cioè “orgoglio” e “pregiudizio”. “Orgoglio” perché, come ho anticipato prima, finalmente la rotta è stata cambiata e la squadra sembra finalmente offrire quelle prestazioni dove, se non arrivavano le gambe e il tasso tecnico, ci arrivava la tenacia e la voglia di dimostrare di non essere tutti da buttare via. Proprio quell’orgoglio tigrotto che chiedevamo di vedere in campo finalmente è realtà. A chi i meriti? Io li dividerei in tre; società che ha trovato in Patrizia Testa la propria “Marianna” capace di tenere la barra a dritta nonostante i marosi. Allenatore, e cioè Pala, il quale forse ha usato proprio l’oggetto di cui porta il cognome per darlo in testa e svegliare chi dormiva come Biancaneve. Infine Ferri, il leader che cercavamo fuori e dentro il campo che, dopo la partenza di Serafini, avevamo perduto; come si fa con una spugna i ragazzi più giovani stanno attingendo dalla sua bravura e dalla sua esperienza. “Pregiudizio” invece è l’altra parola che mi sento di usare. Si sa che nel calcio si tira, in un modo o nell’altro, sempre in mezzo l’arbitro ma oggi anche un cieco avrebbe visto gli errori pacchiani compiuti da un fischietto non all’altezza. Forse il cieco era proprio lui! Il suo atteggiamento ha influito molto sulla partita, come la mancata espulsione dopo una gomitata su Douglas e i ripetuti falli e provocazioni avversarie i quali si sono sentiti in “diritto” di tenere quel tipo di condotta visto l’atteggiamento “paterno” che il direttore di gara aveva con loro, il quale invece, nei nostri confronti, usava un metro da “preside cattivo”, pronto a distribuire cartellini gialli come pacchi di Natale ad ogni occasione.  Detto ciò la Pro mette in cascina un altro punto; il tutto però non nasconde i problemi e i “buchi” ancora in essere in questa squadra, in particolare per quanto riguarda il reparto avanzato. Speriamo per ora che questo atteggiamento da formichina paghi e ci porti alla stessa conclusione della fiaba, sperando così di non fare la fine della cicala
Forza Pro!

ANDREA D’EMILIO

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