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Se è vero che per qualcuno a Busto l’acqua va verso l’alto, e che per altri  è patria delle anomale normalità, è anche vero che quando una rappresentante della minoranza societaria, ossia Patrizia Testa, viene nominata amministratore delegato della società si cade automaticamente nel disorientamento totale che di fatto conferma l'eccezionalità dell'ambiente tigrotto.
La logica tenta di spiegare quanto sopra suggerendo che forse la maggioranza si è eclissata e per le leggi della matematica il poco diventa molto e basta poco per essere quello che prima non si era. Si cercano nuovi sponsor, leggasi soci, che possano dare una mano e un senso ad un progetto che non ha mai convinto nessuno. Inutile girare intorno al problema, la parte buona della composizione societaria è sempre sembrata Patrizia Testa, una di noi, direbbero gli ultrà. Gli altri, con rispetto parlando, seppur persone serie e rispettabilissime con titoli sportivi da inchino come quello che contraddistingue Collovati, avrebbero dovuto sfatare quanto da sempre dice il mio amico Gritti: “chi ha fatto i soldi con il calcio, non mette soldi nel calcio”. Speriamo sia così, perché se per costruire questa Armata Brancaleone si fossero spesi anche dei soldi, sarebbe il caso di segnalarlo al comitato che assegna il Guiness dei primati. Questa dirigenza si è meritata l’elogio della tifoseria per aver sottratto la società all’odiato Vavassori, un’impresa titanica premiata con la pazienza e il silenzio unanime , ma dire che questo gruppo dirigenziale abbia capito qualcosa in termini tecnici è davvero esercizio da equilibristi. A parziale giustificazione delle scelte effettuate sono stati i molti infortuni capitati ai giocatori tigrotti. Da capire se figli del caso e della sfortuna o se parenti con precedenti problemi che hanno presentato il conto con ricadute non inaspettate. Michele Ferri è arrivato a Busto il giovedì precedente alla gara con il Bassano e subito è sceso in campo, nonostante si fosse allenato con l’Inveruno per 3 volte la settimana. Altri, dopo un mese e mezzo di preparazione hanno ritmi di gioco da valzer lento. Il mio amico Silvio Cassina con la sua dolce consorte ha ritmi più elevati quando è impegnato nelle gare di ballo che lo vede spesso protagonista. Cassina in campo subito!
Intanto, sentiamo i pronostici relativi al prossimo direttore sportivo che dovrebbe condurre il mercato di gennaio. I nomi sono sempre quelli, ma hanno due sensi e due significati diversi. Si parla di Merlin o di Lamazza. Il primo gode della fiducia di Pietro Vavassori e di Raffaele Ferrara ed ha lavorato a inizio torneo quando la società era ancora del patron. Sarebbe potuto rimanere in società e con lui mister Tommasoni, se si fosse accettata la proposta di Vavassori che nel pacchetto di cessione societaria aveva proposto un aiuto tecnico ai nuovi per dare modo agli stessi di conoscere il mondo di Lega Pro con più calma. Una proposta che prevedeva anche l’arrivo di qualche giocatore in transito dalla Reggiana, piuttosto che qualche giovane sotto osservazione da parte della squadra reggiana. Il “no grazie” espresso da Collovati e Nitti ha portato al congedo di Merlin, anche se non si è mai capito se a favore di Collovati o di Ragazzoni visto che entrambi si occupavano di mercato per nome e per conto della Pro Patria. Un ritorno di Merlin potrebbe significare una determinata scelta a riguardo del “canale” preferenziale al quale riferirsi per potenziare la squadra. Lamazza sembra invece essere legato al gruppo Meazza che da qualche settimana parrebbe interessato alla Pro Patria. Un pacchetto all inclusive che potrebbe comprendere un direttore sportivo, un po’ di soldi e qualche giocatore di valore che possa dare il suo contributo per tentare l’impresa salvezza. Insomma, dopo soli due mesi in casa Pro Patria è già tempo di ribaltoni. La speranza è che le componente bustocca abbia la forza e le risorse per prendere in mano le redini della società per portarla almeno ad una retrocessione onorevole e dignitosa. Dimettersi o disertare le gare dei tigrotti non è certamente il modo migliore per uscire di scena e nemmeno il modo più elegante per diluire le responsabilità di una probabile retrocessione. Si retrocederà a maggio, ma tutti, nessuno escluso, saranno ricordati tra i protagonisti della eventuale Caporetto biancoblù. Che si rimanga fino all’ultimo o ci si defili fin da subito. Il record negativo centrato da questa dirigenza è troppo clamoroso per essere sottaciuto. Nessuno dimenticherà nessuno. Statene certi. A Busto l’acqua va all’insù e di anomale normalità ne sono piene le fosse, ma una cosa  da sempre certa: il popolo biancoblù non dimentica niente e nessuno. Nel bene e nel male, ovviamente.


Flavio Vergani

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