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Michele Ferri
Nel derby delle Pro, una femmina (Pro Patria)e l’altro maschio (il Pro Piacenza), non cambia la sinfonia che diventa la nona di Beethoven. Gli ospiti leggono il solito spartito e cantano per la vittoria, mentre la Pro Patria porta la croce. Nona sconfitta consecutiva che sommata alle due sconfitte della Pro Patria nei play out dello scorso anno, portano a undici turni di digiuno per il popolo bustocco. E, il risultato si vede, con spalti dimagriti quanto a presenze. Mister Pala nonostante i molti “porco Giuda” indirizzati ai propri giocatori per le ingenuità commesse, sembra aver trovato la quadra in difesa che dopo due partite ha incassato “solo” due reti, ma in attacco la situazione è imbarazzante con pochissimi tiri in porta e totale mancanza di uno schema offensivo degno di tale nome. Se in difesa mancava il solo Jiday tra i potenziali titolari, a centrocampo mancavano i vari Sampietro, Degeri e lo stesso Carcuro che non si capisce di quanto tempo abbia bisogno per avere nelle gambe i 90  minuti, in attacco il solo Montini è giocatore di categoria, seppur il curriculum non parli di un vero e proprio goleador. Detto questo, si capisce come non si possa pretendere la vittoria da una squadra che fra assenze e presenze vituali, non ha una struttura di categoria. Come Ferri ha dato sicurezza alla difesa, una punta di spessore farebbe altrettanto davanti, cosa a tutti nota fin dalla prima giornata di campionato, ma, purtroppo, nulla si concretizzò dopo l’abbandono della pista Spampatti. Da capire di chi sia figlia questa campagna acquisti. Il centrocampo, in attesa di Degeri e Sampietro, non ha alternative valide per la categoria. Francesco Giorno (oggi in goal con la Vis Pesaro) a confronto di Salifu, era Iniesta e considerando il fatto  che lo stesso abitava in zona e quindi non gravava sulle casse societarie quanto a spese logistiche, ci chiediamo di chi sia stata la scelta di preferire al noto, l’ignoto. Peraltro con costi di vitto e alloggio maggiori. Se poi, questi ultimi portano premi di valorizzazione indipendenti dal rendimento in campo, allora non stiamo più parlando di calcio, ma di finanza, per cui ci arrendiamo ad una materia che non conosciamo. Sta di fatto che un centrocampo con Coppola, Taino e Salifu è semplicemente impresentabile in Lega Pro, in quanto solo uno ha le qualità sufficienti per una discreta presenza (Coppola), l’altro no (Salifu) e il terzo è un fuori ruolo (Taino). Ne segue, che il Pro Piacenza, squadra tra le peggiori viste a Busto, si permette di banchettare senza fatica, non per propri meriti, ma per una chiara ed evidente inferiorità bustocca in due dei tre reparti della squadra. Da capire anche la prestazione di Pisani che seppur depistato a terzino destro, quindi non nel suo ruolo abituale, offre una prestazione scialba. Quasi che la perdita della fascia di capitano e il possibile percepito ridimensionamento di leadership con l’arrivo di Ferri, lo abbia demotivato e  deconcentrato oltre misura. Troppo brutto per essere vero. Assenze in campo,ma anche assenze in tribuna con la sola Patrizia Testa a tifare, Collovati dicono defilato e il presidente Nitti visto solo in tv qualche ora prima dell'inizio della gara.
Indubbiamente non un bel vedere, ma nemmeno un bel sentire con la scelta di continuare con un silenzio stampa che sta assumendo toni grotteschi. A Collovati servì per vincere un mondiale, per cui del tutto giustificato, ma qui si beccano randellate a destra e a sinistra, per cui non capiamo l’utilità della scelta di tapparsi la bocca. Poi, magari, ci si indispettisce se la stampa raccoglie le voci di chi parla e le riporta. Voci che, per esempio, indicano in Meazza, proprietario di una catena di farmacie a Milano, spalleggiato da Londrosi, ex direttore sportivo del Pavia, come interessati a rilevare la maggioranza della Pro Patria. Chi meglio di un famacista potrebbe avere la medicina giusta per arrestare l’emoraggia di risultati della Pro Patria? Per ora, festeggiamo la Festa dei Defunti, che mai come quest’anno suona a tema. Halloween non ha cacciato le streghe, adesso serve un Santo che possa fare il miracolo. I nostalgici pensano a Pietro, ma la storia dice che ha già tradito tre volte. I Ponzio Pilato se ne lavano le mani dicendo che questo è quello che il popolo ha scelto, altri con ritardo stanno dando a Cesare quel che è di Cesare, altri ancora fanno i profeti pronosticando che questa squadra non farà un punto da qui a fine campionato. Lo scorso anno si scommetteva ad altri livelli, qui siamo al testa o croce. Anche se , al momento, le due cose suonano come sinonimi.

Flavio Vergani

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