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La sconfitta con il Pro Piacenza è stata la meno attesa. Dopo la buona prestazione di Bassano, ci si attendeva perlomeno il primo punto in classifica. Non sarebbe cambiato molto, ma sarebbe stato un segnale importante in termini di fiducia. La squadra soffre le molte assenze, soprattutto a centrocampo, ma in attacco i limiti sono evidenti e non è possibile pensare che si possa scalare la classifica con questo potenziale. Gennaio è lontano e pensare di attendere la finestra di mercato equivale a dichiarare la propria rassegnazione. Sul punto e non solo, la società ha scelto il silenzio e questo non aiuta certamente a compattare l’ambiente. Della Pro Patria si stanno interessando i media nazionali attratti ancora una volta da un evento negativo da accostare ai nostri colori. Sembra non avere fine la sovraesposizione dei tigrotti in relazioni a fatti clamorosi e questo non è certamente positivo. Crediamo non si possa accettare con rassegnazione questa ennesima umiliazione. Pur rispettando la scelta della società relativa al silenzio stampa, crediamo che la stessa possa dialogare con i tifosi a prescindere dalle scelte comunicative con i media. In particolare, ci si chiede se la società è ancora unita e determinata, oppure se le voci uscite in questi giorni relativa ad una possibile cessione delle quote, significhino un disimpegno anticipato della maggioranza. Ci si chiede se, visti i risultati sul campo, si intende perseguire la via di risoluzioni di contratto immediate per poter acquistare altri rinforzi. Ci si chiede, se esiste o meno una pianificazione sul lungo periodo con fasi di sviluppo programmato del piano sportivo. In poche parole, ci si chiede se la società è coesa e determinata ad invertire il trend, oppure, se le vicende inaspettate in termini di performance, gli abbandoni anticipati da parte di chi avrebbe garantito supporto in termini di sponsorizzazioni, abbiano di fatto inciso negativamente sul progetto. Una squadra a zero punti dopo nove partite con pochissime reti segnate e molte subite non è realtà così normale e frequente da essere sdoganata con il silenzio su tutti i fronti. Crediamo che se il pubblico di Busto abbia finora mostrato un atteggiamento maturo e bilanciato per esprimere riconoscenza verso chi lo ha liberato dalla sgradita presenza del precedente proprietario, questo non significhi abusare della pazienza della piazza lasciandola ai margini delle realtà che stanno accadendo in via Cà Bianca. Inutile dire che con l’arrivo della nuova dirigenza ci si aspettava di riannodare un dialogo più frequente e produttivo rispetto a quello del passato. Purtroppo, questo non è accaduto e si è ripiombati nell’isolamento. E’ davvero grottesco avere un pubblico che nonostante le nove sconfitte consecutive rimane vicino alla società con attestazioni di stima che confinano con l’autolesionismo, ricevendone in cambio solo un distaccato silenzio. Le domande dei tifosi sono molte e ben precise e spaziano dal “chi ve lo ha fatto fare?” a “chi ha costruito questa squadra?”, a “come mai non si acquista l’attaccante?” a “ci sono le risorse necessarie e sufficienti per mantenere un campionato di Lega Pro”?. Domande lecite e del tutto comprensibili che meriterebbero una risposta precisa. Sono domande dei tifosi, degli abbonati e quindi dei “soci di minoranza” della società, non dei giornalisti. Per cui, anche in presenza di silenzi stampa, si comunichi con la piazza utilizzando il face to face. Crediamo che chi ancora frequenta lo Speroni dopo quello che è successo nel passato e quello che sta succedendo nel presente, meriti attenzione…molta attenzione…

Flavio Vergani

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