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Il primo punto in trasferta, la mini serie positiva di due gare senza aver subito reti, sono piccoli segnali di risveglio di una squadra nata tardi ed affidata a una “tata” inesperta che non ha certamente giovato nel processo di crescita della nuova creatura. Errori di gioventù che comprendono anche i genitori adottivi che hanno peccato di inesperienza nella scelta, forse anche mal consigliati da chi avrebbe dovuto dare valore aggiunto e che invece ha fallito l’obiettivo. Ma, al di là della freddezza dei numeri che ancora condannano la Pro Patria, c’è il calore e il valore delle emozioni, delle percezioni a pelle che l’ambiente trasmette che fanno ben sperare e aiutano a sognare. Il “cinque” del presidentissimo Nitti scambiato a fine partita con alcuni componenti dello staff, la gioia sul suo volto, sono segnali che trasmettono  il forte coinvolgimento nel progetto da parte del presidentee  la sua voglia di arrivare alla salvezza, ma non solo. Chi ha parlato con il presidente dice di aver trovato un uomo con tante idee vincenti e voglia di fare. Ovviamente, tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare che si chiama Mare di soldi. Un problema non da poco che però deve essere almeno affrontato e risolto. Anche su questo fronte si nota proattività che, seppur non rappresenti un sinonimo di certezza, fa comprendere che qualcosa si sta muovendo.  Ci è piaciuto vedere Patrizia Testa uscire dallo stadio di Gorgonzola e poi vederla entrare al PalaYamamay per assistere alla gara delle farfalle. Un coinvolgimento totale con la vicenda sportiva bustocca che potrebbe dare lei, oltre che spunti per il progetto di sviluppo manageriale, anche agganci con le realtà locali. C’è un esempio Yamamay che, seppur impossibile imitare per la diversità genetica dello stesso, potrebbe essere osservato per identificarne possibili aree d’ interesse. E chissà mai che ci possano essere anche opportunità di comarketing o di sviluppo sinergico. La Pro Patria del recente passato era una società a socio unico che disponeva di quanto necessario per centrare gli obiettivi preposti. Un modello che non ha investito in ambiti di sharing delle quote azionarie per scelta strategica. Oggi la realtà è diversa ed occorre sviluppare un progetto che comprenda una forte componente esterna che possa sostenere il conto economico. Da qui la necessità di agire negli ambiti più disparati per proporre il “brand” Pro Patria come elemento al quale veicolare attività di partnership o sponsorizzazioni. Un modello a piramide chiamato a sostituire quello precedente che contava solo una base e un vertice, completamente avulsi l’uno dall’altro e senza mediane di congiungimento. Ecco l’importanza dei singoli fattori per far tornare l’operazione. La sensazione che tutti stiano facendo di tutto per mettere il proprio mattoncino nella costruzione della grande impresa è senza dubbio presente. I giocatori in campo danno l’anima per 90 minuti senza risparmiarsi, i tifosi hanno saputo gestire nel silenzio la dieci sconfitte consecutive dando un messaggio di grande maturità ed intelligenza, la dirigenza si sta muovendo parallelamente sul mercato e dove serve per trovare nuovi sponsor che possano alimentare il progetto. Non importa il risultato finale se tutti avranno fatto il massimo a loro possibile per tentare l’impresa. Come sempre detto, a fine campionato retrocedono sempre tre squadre e non è scritto da nessuna parte che una di queste non debba essere la Pro Patria. Non è in discussione la possibilità di retrocedere, ma solo il modo con il quale lo si fa. Crediamo che trasmettere alle parti in causa l’importanza del contributo e la loro assoluta centralità del progetto potrà dare valore al “team building”, facendo sentire tutti protagonisti nel caso si vincesse la sfida, ma anche nel caso dovesse andare male. L’importante sarà non disperdere il valore del team coeso che si sta faticosamente costruendo e che potrebbe essere un valore aggiunto per il futuro. Anche se il futuro dovesse chiamarsi serie D.

Flavio Vergani

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