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Un tuono, un urlo da troppo tempo represso, un rimbombo che ha fatto vibrare lo Speroni. Una energia sonora che veniva da lontano. Da gente che da troppo tempo aveva voglia di parlare di calcio, di sostenere la squadra scacciando via polemiche e delusioni a ripetizione non provenienti dal campo.E’ l’urlo che ha scosso la stadio quando i ragazzi difendevano con i denti la prima vittoria del campionato. La gente ha capito che era il momento di scendere in campo e lo ha fatto con esplosività. La voce era dei presenti, ma non solo. Era anche di tutti quelli che non ci sono più e seguono da lassù. Il Gombini, il Piccinini, il Girola, tanto per citarne alcuni. Ma, forse, quell’urlo era anche di chi, dopo la gara con il Cuneo, non concedeva spazio alla repliche di chi affermava che questa squadra avrebbe avuto ancora qualcosa da dire.O, forse, quell’urlo proveniva anche da chi ha maledetto questa dirigenza cantandogliele in faccia, senza mezze misure, senza troppi se o qualche ma. O, forse, quell’urlo proveniva anche dai nostalgici di Vavassori, delusi in questi giorni dal “no” dell’ex patron alla Reggiana che forse li ha convinti che non tutto è oro quel che luccica. A Busto si sentiva troppo solo, a Reggio forse troppo in compagnia con il presidente Compagni. Sta di fatto che uno più uno sembra non fare mai due e sempre per colpa degli altri.Ma, forse, quell’urlo era solo meritato da chi non si è piegato di fronte alle difficoltà e ha tenuto la “testa” fuori dall’acqua per non affogare. Un gruppo che si è cementato intorno ad un allenatore che usa la pala più che il bastone con i ragazzi convincendoli ad uno ad uno, dai più timidi ai più esperti, che l’impresa si può fare. Un gruppo che ha trovato un leader di “ferro” che ha trasmesso tranquillità ai più sensibili. Un gruppo che è stato scelto e non subito dai nuovi arrivati che pur sapendo quello che li aspettava sotto il punto di vista economico e di classifica, hanno deciso e decideranno di sposare la causa per tentare l’impresa. Un crogiuolo di motivazioni forti che si è acceso producendo la scintilla che ha innescato la tifoseria. La potenza di quell’urlo non poteva essere solo delle poche centinaia di persone presenti. Era l’urlo dei tanti delusi che soffrono per essersi allontanati dallo Speroni, ma fremono per tornarci. Aspettano solo quello che gli inglesi chiamano “reason why”, una motivo che li convinca a tornare dopo l’eterna promessa di addio. Le traverse colte dalla Reggiana e dalla Cremonese a pochi minuti dal termine sembrano essere un segno del destino che ha voluto premiare la resistenza di chi spende le proprie giornate in campo, correndo sempre più forte per recuperare la classifica, ma anche di chi spende e si spende per dare un nuovo volto alla società.

E’ incoraggiate  notare che il tempo che passa sta portando i primi risultati, perché quando si era detto che il tempo era stato poco per poter vincere da subito, qualcuno pensò ad una giustificazione. Ora sembra essere stata veramente una realtà. Questo è un fatto importantissimo.

Mercoledi’ alle 18 i giocatori con la proprietà saranno ospiti al Pro Patria Club per gli auguri di Natale. Facciamogli sentire di nuovo quell’urlo che ha scosso lo Speroni e spaventato la Cremonese. Se lo meritano!

 

Flavio Vergani

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