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Il quadro che esce dalla visita al Pro Patria Club della dirigenza tigrotta mostra chiaramente un”work in progress”su tutti i fronti. La fretta con la quale si è dovuta chiudere la vicenda di acquisizione  societaria è stata senza dubbio una variabile importante che non ha consentito una ottimale pianificazione in campo e dietro le scrivanie, ma sono anche emersi peccati di gioventù, figli dell’inesperienza, che hanno inciso sullo sviluppo immediato del progetto. Inutile girarci intorno, la scelta di mister Oliva è stato un errore clamoroso e l’imbarazzo che regna nell’assegnare la responsabilità della scelta è senza dubbio conseguenza del fatto che evidentemente qualcuno abbia dovuto dire “si” a muso duro prima, pagandone le conseguenze poi. Non è un caso che le scelte tecniche successive abbiano portato a Busto un allenatore di qualità come Pala e un gioiello per la categoria come Ferri. Evidentemente si è voluto invertire il trend, ma la conferma dovrà avvenire con la prova del nove del calciomercato invernale dal quale ci si aspetta molto per puntellare l’attacco. Le parole di Nazareno Tiburzi, un perfetto english man e uomo del quale chi lo conosce da sempre ne parla molto bene, hanno fotografato l’obiettivo primario per lo sviluppo futuro: riacquistar credibilità. Occorre riqualificare il brand Pro Patria per poterlo proporre come veicolo comunicativo commerciale, spazzando via i timore del passato che ha fatto spesso rima con vicende non certamente amate dagli investitori. Il filotto Zoppo con la vicenda Padova, Tesoro con la conseguente vicenda Salò e il dulcis in fundo della vicenda calcioscommesse, hanno screditato le azioni della Pro Patria, ora confinate nel limbo delle “bad company”. La nuova dirigenza ha quindi la necessità di ricostruirsi la verginità persa, un percorso non certamente facile, soprattutto se le vicende del campo continueranno a ricordare quelle del recente passato. Il rischio “gatto che si morde la coda”è dietro l’angolo, qualcuno l’altra sera diceva che solo con i risultati positivi si potrà aumentare la presenza sugli spalti e il coinvolgimento delle realtà locali. A nostro avviso questo è vero, ma è il modo più difficile per arrivare in cima alla vetta. Sarebbe come farsi calare sulla vetta del Monte Bianco (e blu) dall’elicottero. Occorre, evidentemente avere i soldi per acquistare l’elicottero, o almeno noleggiarlo. Si può arrivare in cima anche diversamente, seppur con più fatica. Basterebbe essere in molti, ognuno con un ruolo definito. Gli sherpa ci sono da sempre, sono i tifosi che hanno saputo portare carichi incredibili per anni sempre chinando il capo per il bene della Pro Patria, fino alla ribellione finale. Poi occorre un capo cordata serio e riconosciuto dagli sherpa e, adesso, ci sono, mancano gli sponsor in grado di assicurare le corde, alimentare il campo base, allestire la spedizione. L’altra sera abbiamo sentito Patrizia Testa affermare che : “abbiamo appuntamenti con qualche imprenditore della zona”, un passo in avanti rispetto a quando Vavassori affermava che : “non c’è nessuno a Busto che aiuta la Pro Patria, al massimo mi è stato regalato un libro”. Certamente la Pro Patria è un cantiere aperto e non un edificio pronto per l’inaugurazione, ma quello che al momento sembra essere il valore aggiunto è l’operatività e la laboriosità che si percepisce dialogando con la dirigenza. Quante volte il presidente ha detto “stiamo operando”? Moltissime. In ambito legale, in ambito di mercato, in ambito di sponsorizzazione, in ambito di sviluppo delle strutture. Quante volte Patrizia Testa ha sottolineato la sua costante presenza allo Speroni,affiancata dalla figlia, per riorganizzare la struttura, operare in progetti di saving, determinare obiettivi di sviluppo ad impatto economico sostenibile? Moltissime.  Lo stile della nuova società emerso nell’incontro dell’altra sera sembra essere molto chiaro. Dopo le scosse di assestamento seguite al terremoto che ha fatto vibrare le fondamenta del progetto fin da subito, la componente attuale sta cemendando l’edificio cercando di attribuirle un “rating energetico” proporzionale alla risorse disponibili per l’acquisto del carburante. Parallelamente si cercano inquilini alto spendenti interessati a conquistare popolarità commerciale in zona, si punta a chi seppur già noto a Varese e limitrofi, ha solo da poco scelto la nostra città per estendere la propria capacità distributiva. Ma non solo. La sensazione è che il lavoro di recrutement sarà profondo e capillare per costruire un network di supporto in grado di dare solidità alla società è del tutto concreta.
L'altra sera il nostro Alberto Pedotti ha messo sul tavolo un parallelismo, lui è il  nostro broker che raccoglie pubblicità per il Tigrottino garantendone la sopravvivenza. Un compito che sfiora l'impresa. Non pensiate che produrre il Tigrottino con la qualità che ha questo giornale ( chi ne ha visti di migliori in altri stadi?)non costi molto. Costa un botto!
Alberto con dedizione, costanza e una grande dose di "faccia tosta" scala ogni giorno la sua montagna per portare a casa la pagnotta. Se date un occhio alle pubblicità del giornale, potrete capire quanto sia eclettico Alberto che vende spazi più disparati. Dalle pompe funebri ai corsi di magia. Per la serie : nulla è impossibile, volere è potere e il bisogno aguzza l'ingegno.
Crediamo che un fac simile di Pedotti in società possa fare la differenza, perché Busto non è morto, è solo sonnecchioso, occorre svegliarlo a costo di passare per rompiballe. E Alberto lo è da sempre, un insostituibile e simpaticissimo rompiballe, un valore per il Pro Patria Club, forse non sempre viene riconosciuto come meriterebbe. Cogliamo occasione per farlo: bravo Alberto!
Flavio Vergani

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