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La realtà è figlia del passato,ma parlano due lingue diverse. Inutile illudersi, anche se si tiene testa alla capolista, seppur per pochi minuti, quando gettati alle spalle le mille variazioni di modulo tattico, che sembrano disorientare più i nostri che gli altri, si inizia a confondere anche l’avversario. La salvezza con 8 punti nel paniere dopo 19 giornate sono troppo pochi. 0,42 punti a partita non bastano, nonostante Santana, Ferri e chi è arrivato dopo.  Goal fatti 8, anche qui, 0,42 a partita. Troppo poco per salvarsi, nonostante Santana, Ferri e chi è arrivato dopo. Investire per il bomber? Questo è il dilemma. Con questi numeri c’ è ancora speranza? Forse no.

Pensando anche a una pena dimezzata a meno dieci, la Pro Patria andrebbe a -2 in graduatoria, ossia a -15 dalla penultima posizione. L’unica speranza è racchiusa in una pena azzerata, ma sarebbe utile saperlo da subito. E’ vergognoso che a poche ore dalla fine del secondo mercato stagionale non si sappia ancora nulla. Anche se Nitti e Testa avessero in tasca un milione di euro da spendere, ancora non si sa se basterebbe o meno per un rafforzamento della rosa utile alla salvezza. Camere di consiglio infinite gestite da burocrati del calcio, completamente incuranti delle loro lentezze e delle conseguenze sportive che producono le loro non decisioni.

Infine, il capitolo infortuni.  Marchiori, Pià, Sampietro, Douglas, Montini, Bigazzi, Bastone, Filomeno e Zanotti sono davvero tanti. Da chiedersi se figli della sfortuna e di un inizio stagione devastante sotto tutti i punti di vista o se qualcos’altro non ha funzionato. Montini per esempio. Il più importante visto che alla fine era ed è rimasta l’unica punta centrale con determinate caratteristiche. Forse, si sarebbe potuto far meglio in sede di diagnosi iniziale.

La Pro Patria di oggi è cambiata molto da quella di prima sotto il punto di vista dell’organico, del gioco e della solidità difensiva. Non è cambiata molto nei goal che produce e nei punti che riesce ad ottenere. I goal segnati sempre troppo pochi e i punti incamerati sempre sotto il “double digit”. Una stagione iniziata troppo tardi, svoltata troppo tardi, penalizzata troppo tardi per pensare al miracolo.

A meno che, chi deve decidere lo faccia presto e bene e sia in grado di capire che se la precedente proprietà non era colpevole di nulla, in quanto non poteva sapere e quindi meritevole di riammissione, a maggior ragione gli attuali proprietari non hanno colpe dirette. Loro, addirittura non c’erano per cui nemmeno avrebbero potuto intuire quello che accadeva. La colpe vere sono di quei signori che scendevano in campo e volontariamente facevano perdere la Pro Patria. E, ripetiamo, perdere…non vincere. Per la serie cornuti prima e mazziati adesso? E’ giusto tutto questo?
Poi, forse, sarà tempo di svoltare. Questa volta in anticipo, pensando al futuro. La serie D è dura, più dura della Lega Pro. Vince solo il primo e sono in tanti che aspettano da tempo. Non ci sono contributi dalla Lega, occorrono soldi cash. Quanti? Tantissimi  per vincere, tanti per accontentarsi. Persino modelli finora acclamati e vincenti in Eccellenza potrebbero non bastare ed è iniziata la caccia a chi propone modelli diversi dal cooperativismo. Non sono escluse sorprese, o forse, anomale normalità. Ma chissenefrega degli altri. E' qui che dobbiamo trovare la quadra. Quanto serve per vincere in D? Domanda da un milione di euro? No, un po' meno, settecentomila. E per vivacchiare? Circa al metà. Meglio iniziare subito a pensarci, per non partire tardi un'altra volta.
Serve una mano Busto!

Flavio Vergani

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