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Domenica alle 17,30 la Pro Patria giocherà una partita fondamentale per continuare a sperare nella salvezza. Parallelamente il presidente Emiliano Nitti e Patrizia Testa continueranno nella ricerca di rinforzi per tentare tutto il possibile per mantenere Busto in Lega Pro. Un tentativo che merita rispetto, comunque vada a finire. In molti si chiedono quanto disponga questa dirigenza in termini economici cercando di capire le potenzialità del progetto attuale e futuro. Quasi  a pretendere che questa dirigenza debba essere obbligata a svenarsi per rimanere in Lega Pro. A volte si confonde quanto la dirigenza “ha” da quello che è giusto che la stessa “metta”. Ci sono esempi diffusi di presidenti di squadre di calcio che potrebbero mettere il triplo di quanto spendono, ma che limitano il budget ricorrendo al buon senso. Un motivo ci sarà. La fortuna di questa Pro Patria è la presenza di Patrizia Testa che è una appassionata di calcio e tifosa della Pro Patria. Un pregio sotto il punto di vista sportivo, un difetto sotto il punto di vista finanziario. Sappiamo che danno può originare la passione quando si mischia con l’aspetto finanziario. La seconda fortuna è che Patrizia Testa è persona intelligente in grado di gestire con buonsenso i due aspetti, evitando di cadere nel tranello del “ al cuore non si comanda”. Il sottile confine esistente tra quel che è investimento e quel che è un costo puro è molto labile, sono ammesse piccole deroghe passionali, ma non di più.Investire sul progetto Pro Patria significa aprire Excel per creare a destra la colonna dei ricavi e a sinistra quella delle spese per dimensionare il budget in relazione ai potenziali guadagni. Oggi, legge Melandri a parte, le entrate della Pro Patria sono solamente le porte dello stadio più qualche piccolo contributo derivante dalla pubblicità statica. Troppo poco. Come pensare di investire a fondo perso ingenti capitali senza vedere all’orizzonte un ritorno economico certo? Le due ultime dirigenze si sono differenziate dalle precedenti proprio sotto questo aspetto. Non hanno chiesto di costruire cittadelle dello sport, o stadi, o di avere precedenza sulle ristrutturazioni di aree dismesse ad alto potenziale di sviluppo economico. Hanno voluto fare calcio sperando di bastarsi. Un esercizio difficile, soprattutto in mancanza di strutture che possano sostenere lo sviluppo di un progetto di calcio giovanile ad ampio spettro. Altro elemento che generalmente interessa agli analisti finanziari chiamati a certificare la bontà di un progetto è la popolarità dello stesso. In parole povere, una Pro Patria in Lega Pro, piuttosto che in serie D ,a chi interesserebbe, a parte ai soliti pochi spettatori che ancora popolano lo Speroni? L’idea che la Pro Patria interessi ai bustocchi solo fino a quando non si chiede loro di far qualcosa per aiutarla è ormai una certezza. Facile stimarsi delle glorie passate, difficile è dare una mano per ridare gli antichi fasti ai colori biancoblù. Purtroppo, quanto accaduto nel recente passato offre ai più distanti un catalogo di scusanti a prova di bomba in grado di tacitare qualsiasi confronto con chi ha questi colori nel cuore. L’allegra presidenza Zoppo, quella un po’ naif di Tesoro, quella poco simpatica di Vavassori con la parentesi calcioscommesse sono assist perfetti per chi coniuga da sempre il verbo del “vorrei, potrei, ma non voglio”, lasciando in sospeso il verdetto sul loro reale interesse. Colpa solo dei presidenti? Per qualcuno no, come diceva recentemente quel qualcuno con la Q maiuscola, anzi con la C maiuscola che invece giustificava, chissà se a ragione o a torto, la sua assenza forzata dalle vicende biancoblù con l’indole troppo “focosa” della tifoseria, ritenuta troppo polemica e poco accondiscendente con troppe dirigenze.In poche parole, non metto soldi per essere probabilmente criticato come accaduto ai recenti presidenti, che seppur colpevoli delle loro colpe, sarebbero stati puniti oltremisura dalla feroce critica popolare (compreso lo scrivente). Insomma, visto il quadro, giù il cappello a chi ha saputo mettere da parte i troppi “se” e i molti “ma” prendendo in mano la società e lottando per cercare di darle un futuro.Un atto di fede che merita rispetto, vicinanza e pazienza, ma soprattutto comprensione al di là del risultato finale. A chi non piacerebbe veder arrivare due bomber con la B maiuscola in grado di far decollare l’attacco biancoblù? A tutti, ovviamente. Ma a tutti chi? Un bomber per 4 mesi, quanti ne mancano a fina campionato, potrebbe costare ad occhio e croce intorno ai 40 mila euro. Busto conta circa 80.000 mila abitanti. Praticamente se tutti mettessero 50 centesimi la spesa sarebbe coperta. Troppo filosofico? Certamente si. Pensate però che basterebbero 10 persone che mettessero 4 mila euro a testa e il risultato sarebbe centrato. In cambio potrebbero avere un abbonamento vip per i prossimi dieci anni, piuttosto che mettere un cartellone pubblicitario allo stadio, o la foto al Pro Patria Museum. Siamo certi che il buon Andrea Fazzari farebbe uno strappo alla regola per accontentarli. Troppo filosofico anche questo? Può darsi. Certamente non utopico. Siamo i primi che da sempre facciamo il tifo per una struttura societaria che preveda una forte e competente presenza di esperti di marketing in grado di sviluppare progetti di fidelizzazione con il cliente, “top of mind”del brand con azioni di visibilità dello stesso da svilupparsi con big event e attività di supporto collaterali (merchandising). Siamo i primi che da sempre sostengono l’utilità del “social” come elemento vincente per coinvolgere la città a partire dal progetto scuole. Siamo i primi a ritenere importante sviluppare “brain storming” a tema negli ambienti universitari (Liuc?)per trasformare la Pro Patria in un “brand”da vendere, una moda da lanciare, una case history da imitare. Ma, siamo anche convinti che 40 mila euro debbano e possano uscire per “passione” e non per “compassione” dalla città. Una volta salvi, ci sarà tempo anche per i sofismi bocconiani e gli sviluppi “markettari”. Per ora, basta una marchetta…perché come noto chi si accontenta gode".

Flavio Vergani

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