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Giorgio Giacomelli ci prende per mano e ci accompagna nel passato alla riscoperta della Busto di allora. Così, anche chi come noi non ha vissuto quei tempi, potrà immergersi nella storia con un viaggio fantastico e fantasioso.  Giacomelli mischia con sapienza e in giuste dosi volti, luoghi, modi di dire e specialità culinarie, permettendo al lettore di immergersi in un racconto impregnato di bustocchità  dal quale potrà distillare gocce di emozioni e persino di sana malinconia.
F.V.


                 
Negli anni cinquanta un gruppo di tifosi della Pro Patria, identificato come “Quelli delle 19”, stazionava tutti i santi giorni all’angolo di Piazza Garibaldi davanti al negozio di un certo ben noto giovin signore. Verso le diciotto e trenta arrivava in piazza a bordo della sua Ferrari il presidente Cerana, parcheggiava davanti alla Banca Popolare di Milano, si univa al gruppo non prima di aver acquistato “La Notte” nell’edicola ambulante di papà Segato.
Cerana teneva molto a questo gruppo. Qualche malizioso li erigeva al rango di sua quinta colonna. Ad onor del vero l’ingaggio del mediano Pastori dalla Salernitana circolava in “Basega” prima di cena e ben prima dei dispacci inviati alla stampa sportiva.
 
In Piazza del Tribunale, ovvero Del Conte, ossia Vittorio Emanuele II, un altro gruppo serio, consistente, che non si accontentava di commentare, giudicare, criticare, non pretendeva la presenza del presidente Cerana o di chi per esso, ma ogni settimana inviava un succinto telegramma ai tigrotti, invitandoli a tirar fuori le unghie, guadagnare la vittoria, perché dopo una sconfitta, la settimana a venire diventava terribile, insopportabile.
Era il capitano Borra a relazionare i compagni di squadra. Succinto consigliava di attendere ai suggerimenti del gruppo facente capo al carismatico “Taèla Della Bella”, titolare della Trattoria situata di fronte al Palazzo Cicogna, poiché, sosteneva Funsin Borra, era meglio tenerseli buoni, quasi docili.
Al di là dell’arringa prettamente calcistica, “Quelli delle 19” e non da meno “Ùl Taèla group gareggiavano a suon di “cazòla” strepitosa (diciannove) e “pulenta e brùscitti” da far epoca (Taèla).
Giorgio Giacomelli

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