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“Faremo di tutto per raggiungere la salvezza”, “non molliamo fino alla fine”, sono due delle frasi più gettonate che si sentono pronunciare nell’ambiente tigrotto. Frasi obbligate che si odono da sempre nel mondo del calcio che fanno coppia con quelle che si sentono nelle conferenze stampa di tutte le categorie, anche quando la capolista gioca con l’ultima in classifica e l’allenatore della prima in classifica dichiara che “ occorre rispetto per tutti”, oppure che "l’ultima in classifica l’ho vista in ripresa",  o, infine ,che “ il fanalino di coda ha un organico di tutto rispetto”. Un fila di palle al quadrato! Insomma, un modo  come un altro per prendersi delle giustificazioni in anticipo nel caso andasse a finire diversamente dalla probabile asfaltata che tutti si aspettano e che il buonsenso suggerirebbe. Copioni che fanno sorridere ogni volta che li si sente pronunciare, ma che fanno parte di questo mondo da sempre. Ovviamente, gli allenatori sono consci che quello che dicono non lo pensano, i tifosi sanno che quello che ascoltano è pura fantasia intellettuale, i giornalisti sanno che scrivono quello che sentono senza condividerne una lettera. Insomma, la fiera dell’ovvio. Ebbene, che i tifosi della Pro Patria ancora credano nella salvezza è del tutto improbabile. La squadra non ha fatto trenta punti ridotti a due dalla penalizzazione. Ne ha fatti nove, ridotti a due dalla penalizzazione. Ossia, anche senza la scure da parte dei giudici federali saremmo di fronte ad uno score imbarazzante. Una vittoria e qualche pareggio, una manciata di goal all’attivo, un bilico di reti subite. Questa è la realtà. La penalizzazione ha inciso pesantemente a livello percentuale (77% ) solo perché bassissimo era il valore nella casella punti realizzati. Se la Pro Patria avesse realizzato 22 punti, ossia tanti quanti ne ha fatti chi occupa il quart’ultimo posto, la penalizzazione avrebbe inciso per il 31% , diluendo di molto l’effetto sulla performance del campo e lasciando la squadra in piena lotta per la salvezza diretta. Ossia, in virtù del fatto che si sapeva della penalizzazione, occorreva mettere fieno in cascina per fronteggiare il periodo di magra. Invece, si è arrivati alla Quaresima già digiuni. Difficile pensare di risorgere a Pasqua. Inoltre, la speranza, ammesso che esista, è quella di puntare al penultimo posto, che non è sinonimo di salvezza, ma di flebile possibilità che la stessa possa essere centrata. Nell’eventuale play out, servirebbe comunque vincere una partita su due e se si pensa che finora ne è stata vinta una su ventidue l’impresa appare davvero difficile. Se i giocatori e l’allenatore ci credono ancora, come ripetutamente affermato e sentono di avere le potenzialità per centrare l’impresa, a tutti fa solo piacere. A condizione però che alle parole facciano seguito i fatti. Partite come quelle con il Renate e con il Pordenone fanno rima con “faremo di tutto per non centrare la salvezza”. Per cui, ci si decida una volta per tutte. Se credete a quello che dite, fate seguire i fatti alle parole, diversamente, se la pensate come i tifosi, almeno lasciate perdere di aggiungere al danno anche la beffa di sentirsi dire quello che nessuno pensa. Il fiato è prezioso soprattutto quando non si è fatto il ritiro precampionato, per cui meglio usarlo per correre, evitando figuracce come quella di Pordenone. Scusate la franchezza, ma non è stata chiesta la luna, solo di retrocedere con onore e dignità. Almeno questo crediamo sia nelle corde di questa squadra. Nonostante gli infortuni, i recuperi biblici dagli stessi, le ferie prolungate di Natale, gli adattamenti di ruolo, il cocktail di moduli tattici e chi più ne ha , più ne metta. Suvvia, siete le tigri…dimostratelo! In campo possibilmente!
Flavi Vergani

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