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La Pro Patria pareggia per due a due il match con l’AlbinoLeffe e dà l’addio alle residue speranze di salvezza. In campo le due retrocesse dello scorso campionato che hanno ritrovato la categoria seguendo due differenzi strade: la Pro Patria a costo zero (escluse le spese legali) grazie ad una riammissione a tavolino, l’AlbinoLeffe staccando un assegno da cinquecentomila euro, comprando di fatto la possibilità di partecipare al campionato. Sappiamo quanto i soldi portino fortuna nella vita e soprattutto nel calcio e anche oggi se ne è avuta la conferma con un rigore regalato ai bergamaschi dall’arbitro e tante altre decisioni che sono sembrate del tutto favorevoli alla squadra di Sesia, letteralmente presa a pallonate nel corso del primo tempo da parte dei tigrotti, ma tenuta in piedi dalla fortuna se così la vogliamo chiamare. La Pro Patria è scesa in campo con il piglio giusto e finalmente si è vista una squadra intraprendente in fase offensiva grazie a due talenti come Pià e Santana supportati da un positivo Degeri in cabina di regia. Tante azioni da rete svanite per un soffio fino all’episodio decisivo del primo tempo, quando per un fallo di Zaro fuori area veniva concesso  un calcio di rigore da ai bergamaschi che lo realizzavano con Soncin. Una vera e propria beffa. I tigrotti gettando sul campo passione, ardore, grinta e volontà assalivano i bergamaschi per vendicare l’ingiustizia e trovavano il pareggio con un colpo da cineteca di Santana che di tacco la metteva all’incrocio dei pali. Peccato che il bel libro di Giorgio Giacomelli sia già stato stampato e non possa avere in copertina questo goal che si colloca a memoria tra i più belli della storia della Pro Patria. Nel secondo tempo  con il progressivo spegnersi degli artisti Pià e Santana la partita si riequilibrava fino al vantaggio ospite con Pesenti che, entrato a poco dal termine, realizzava il goal del vantaggio, per poi fare il fenomeno sotto il settore distinti. La classe non si inventa ed evidentemente questo giocatore, dopo essersi schifato di venire a Busto, ha deciso di farsi insultare gratuitamente dai tifosi con un comportamento discutibile e poco professionale. La sconfitta sarebbe stata una vera e propria beffa dopo che i tigrotti avevano tenuto in scacco i bergamaschi per quasi tutta la gara, fortunatamente ci pensava Zaro a ristabilire la parità, riscattando il rigore procurato del primo tempo. La gara non ha avuto il supporto del tifo ultrà locale rimasto fuori dallo stadio per protesta e autore di uno striscione con la frase “questo è il calcio che volete”. Ossia, un calcio senza spettatori. Un risultato al quale l’AlbinoLeffe è andato vicino nello scorso turno di campionato quando, come riportato dal sito ufficiale, sono stati contati 41 spettatori paganti. Insomma, una desolazione. Triplice fischio finale che ha fatto calare il sipario sulla stagione biancoblù, nonostante da qui a fine campionato si sentirà recitare il solito ritornello del “noi ci crediamo fino in fondo”. In campo probabilmente ci hanno sempre creduto, forse è fuori dal campo che si sono avuti dei dubbi. Troppi dubbi! Una stagione dove per troppo tempo si è usata la parola “ritardo” per giustificare  anche l'ingiustificabile. Ritardo nell’acquisizione della società, ritardo nella preparazione fisica, ritardo nella ripresa degli allenamenti dopo la sosta natalizia, ritardo nel rinforzare la rosa, fino al ritardo che ancora perdura relativo all’arrivo della punta. Presentarsi nei due big match con Renate e AlbinoLeffe senza una punta nel primo caso e con un attacco con autonomia di 75 minuti nella seconda, sono scelte che non possono trovare giustificazioni. Le partite durano 90 minuti, gli scontri diretti ancora di più, non è pensabile concedere un vantaggio così grande agli avversari. Soprattutto quando si conosce perfettamente il fatto che sarebbero arrivati anche punti di penalizzazione. Da Alessandria fanno sapere che lo scambio Pisani con una punta era fattibile. Ma, senza pretendere conguagli e forse occorreva, per una volta, non guardare al portafoglio. Con tutto rispetto per le giovani promesse biancoblù, oggi abbiamo terminato la partita con Ravasi e Guercilena in attacco, mentre l’AlbinoLeffe ha cambiato Soncin con Pesenti. E non è la stessa cosa! Acquistare giocatori validi come Pià non pronti fisicamente proprio nel periodo dove si decide il campionato è scelta discutibile e questa è una colpa che esula da ogni altra giustificazione. Da capire anche il silenzioso arrivo di giocatori a Busto come il giovane Marco Vernocchi o, si vocifera, di un nuovo portiere che dovrebbe sostituire l’infortunato Zanotti, giunto a Busto non si sa bene perché e a far che cosa. Errori di gioventù di una società ai primi passi o scelte strategiche precise? Conta poco la risposta, quel che è certo è che questa squadra ha fatto nove punti in ventun partite, più o meno tanti quanti i punti di penalizzazione. Questa squadra ha fatto nove reti in ventun partite, più o meno come i punti di penalizzazione. L’equazione è chiara, non si retrocederà per i punti di penalizzazione, ma per i punti sul campo. Da oggi occorre guardare avanti e capire chi sarà della partita nel prossima anno. Per la prima volta Busto retrocede in silenzio, la tifoseria viaggia tra l’anestetizzato e il rassegnato, mentre la società gode del bonus concessole per aver cacciato Vavassori, una impresa che ha garantito immunità ad una realtà che in altri tempi avrebbe scatenato il terremoto. Terminato l’anno santo occorrerà tornare alla normalità e capire cosa attendersi dal futuro. La percezione che la società abbia due anime distinte è ben presente nella tifoseria, occorrerà capire se questo è vero e che cosa si farà per trovare unità di intenti, ma soprattutto di investimenti. La serie D non gode di contributi federali, per cui per taluni aspetti e ben più difficile della Lega Pro. E questo non è per niente un dettaglio. Pensarci prima è obbligatorio, per non pensarci troppo tardi e tornare nel "loop" del ritardo che quest'anno ha di fatto influito pesantemente su una stagiona da dimenticare.

Flavio Vergani

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