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Tornano le anomale normalità, diverse nella sostanza, ma non nella forma. Non cambia la realtà che rimane un destino amaro. Niente di nuovo su questi schermi dove viene proiettato l’ennesimo film con un tragico finale. Scorrendo le pagine del bel libro di Giorgio Giacomelli si constata che negli ultimi anni  non c’è stata mai una gioia. Esclusa la triste promozione dell’era vavassoriana, il resto è un pianto greco. Retrocessione con i Vender (poi ripescati), mancata serie B con Tesoro, retrocessione con Tesoro, penalizzazione con Vavassori (causata dai Tesoro), ipotetico play out con Vavassori nel campionato senza retrocessioni, retrocessione con Vavassori (con riammissione), retrocessione probabile con Nitti-Testa. Finalmente serie D ci verrebbe da dire, un traguardo a lungo inseguito che sembra finalmente profilarsi all’orizzonte, anche se qualcuno già parla di una possibile riammissione. E' stata dura, ma ce l'abbiamo fatta! Dicevamo che tornano le “anomale normalità”che fanno rima con la mancanza di una punta invocata già ai tempi di Vavassori e non acquistata per capriccio, per non rischiare di andare troppo in alto. Ancora la richiesta della tifoseria è in stato di “pending” e ancora una volta l’impresa non c’è stata senza la spesa. Anomala normalità nel constatare che la Pro Patria non sembra essere amata dal palazzo lasciando sul campo 4 punti con l’AlbinoLeffe a causa di due rigori concessi ai bergamaschi con grande generosità.D’altra parte, mentre qui si scommetteva, l’AlbinoLeffe scuciva 500 mila euro a fondo perso. Non è proprio la stessa cosa in termini di simpatia. Ma, a parte queste considerazioni, le giustificazioni stanno a zero e la retrocessione è figlia di ben altri errori che si sono commessi tutti insieme all’inizio, quando si era partiti tardi, ma, anche dopo, quando si poteva mettere una pezza e si è aspettato troppo (cambio allenatore, acquisto di Ferri). Anomala normalità è anche la mancanza di un direttore sportivo, figura che spesso viene sottovalutata nella sua importanza non solo in ambito di calciomercato, ma soprattutto di trait d’union con lo spogliatoio. I molti “no” incassati dalla società durante l’ultimo calciomercato, i molti calciatori arrivati a Busto rivelatisi non adatti per la categoria, la difficile gestione di alcuni rapporti con calciatori non di primo pelo (Pisani), fanno pensare che tale figura sarebbe stata utile per una diversa gestione di quanto accaduto. Anomale normalità è anche la valutazione della guida tecnica che sconfina nell’eccezionalità: 2 punti nelle ultime 5 partite sono davvero poca cosa che in passato avrebbero aperto il dibattito. Se è vero che l’allenatore ha fatto le nozze con i fichi secchi qualche tempo fa, non possiamo dire che con l’organico di oggi questa squadra non possa dire la sua con l’AlbinoLeffe. Vero l’arbitro e vero che la Pro Patria ha dominato la partita, ma il risultato continua a dare torto. E, come noto, nel calcio parlano i risultati. I molti moduli sperimentati, gli adeguamenti di ruolo per qualche tigrotto (Pisani), la non centralità di giocatori di esperienza come D’Alessandro, ma anche i rientri sempre annunciati, ma sempre rimandati come quello di Montini, la scelta Pià con il Renate, darebbero fiato alle discussioni per mesi. Non vorremmo che in questo anomalo campionato tutti si sentano in diritto di avvallare giustificazioni di ferro per quello che è accaduto ieri, dimenticandosi quello che si sarebbe potuto fare oggi. Ricordiamo la valutazione del presidente Nitti a riguardo dei tigrotti arrivati a Busto con le lodi ai vari Sampietro, Degeri, La Gorga, Coppola. Bene, a questi adesso si aggiungono Ferri, Santana, Pià, D’Alessandro. Non bastano ancora per vincere? Anomale normalità anche nella tifoseria che sembra passare oltre queste valutazioni e non avere più voglia di perdersi in analisi che in altri tempi avrebbero riempito i pomeriggi dei tifosi.Calma piatta sinonimo di rassegnazione con la quale si sta accompagnando la Pro Patria tra i dilettanti. Quasi un destino non temuto ma atteso da tempo. Forse una inconscia voglia di resettare e di ripartire da zero, come fatto dal Varese che ha iniziato la sua rinascita dall’Eccellenza. Tra l’altro, a Varese è arrivato il nuovo direttore sportivo, quell'Alessandro Merlin lasciato libero a Busto in quanto  “uomo di Vavassori”. Non è che uno più uno continuerà a fare due? Vedremo! Mentre a Busto chi sarà il nuovo direttore sportivo? Contatti a noi risulta ce ne siano e anche con nomi “grossi”(di nome e di fatto), ma forse prima occorrerà definire progetti e componenti dell’equipaggio. E' soprattutto chi fa che cosa. L’armatore, chi rema, chi governa il timone e chi definisce la mappa devono essere in sintonia se non si vuole rischiare l’incaglio o ancora peggio il naufragio, ma soprattutto occorre che chi è armatore finanzi il progetto al netto degli sponsor. Quelli, al limite, brandizzano le vele. In serie D non ci saranno i contributi federali, per cui contano meno quei giovani portati a casa solo per far tappezzeria o per far contenti i parenti, per cui è quanto mai importante conoscere i giocatori di categoria. Per cui, sarebbe il caso di partire da qui. Stavolta iniziando prima degli altri. Molto prima.

Flavio Vergani

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