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LA CORTE FEDERALE D'APPELLO F.I.G.C. PROSCIOGLIE MELILLO.

Dopo la decisione di lunedì scorso, finalmente trovo la forza e la serenità per esprimere le mie sensazioni. Dopo mesi trascorsi in un incubo, lunedì 7 marzo, la Corte Federale d'Appello della F.I.G.C. a Sezioni Unite, ha accolto il reclamo del mio legale, facendo cadere tutte le sanzioni e ammende che mi erano state inflitte in primo grado.

Come tutti sapete, mi sono trovato coinvolto, mio malgrado, nell’inchiesta del “calcio scommesse” denominata dirty soccer, che, come un uragano, ha investito squadre, calciatori, dirigenti e addetti ai lavori.

Con tutte le mie forze ho lottato per venir fuori da questa difficile vicenda, ma non ce l'avrei fatta senza il supporto determinante della mia famiglia, dei mie amici e, sul piano giuridico-sportivo, del mio legale, avv. Eugenio Zuzzolo. Mi sono stati tutti vicino, per aiutarmi ad uscire da questo brutto sogno.

Ora che la Corte Federale mi ha alleggerito del grave peso che mi opprimeva, posso e voglio raccontare la mia verità sui fatti accaduti.

Durante la scorsa stagione agonistica ho giocato nella storica Pro Patria, ora Aurora Pro Patria 1919, e sono stato titolare dal giorno del mio ingaggio fino a quel famoso 19 maggio. Quel giorno, all'alba, ho sentito bussare alla porta di casa mia e, una volta aperto, mi son visto davanti la polizia, venuta per arrestarmi. Mi è caduto il mondo addosso. Da quel momento sono iniziati giorni difficilissimi per me: prima la detenzione in carcere, poi gli arresti domiciliari.

Le accuse mosse nei miei confronti sono state molto gravi,  lo sarebbero state per chiunque, ma per uno sportivo che ha fatto dell'onestà e della correttezza le sue guide, hanno avuto un effetto ancor più dirompente, perché infamanti, potenzialmente in grado di compromettere per sempre la mia vita e la mia carriera.

Io sono completamente estraneo ai fatti di cui sono stato accusato. In ogni sede, ho sempre ribadito di non aver nulla a che fare con presunte combine,  scommesse o qualunque altra cosa sia successa. Non compete a me giudicare cosa sia accaduto e perché il mio nome sia stato tirato in ballo, da persone a me vicine ma anche da  perfetti sconosciuti, né posso sapere quale fosse il loro tornaconto. Quello che vorrei far notare è come il mio coinvolgimento sia stato determinato unicamente dal fatto che, secondo gli inquirenti, altri soggetti abbiano fatto riferimento alla mia persona o millantato la mia conoscenza, durante conversazioni oggetto di intercettazione da parte della Polizia, per raggiungere scopi a me completamente estranei.

Ci tengo a sottolineare che le mie utenze telefoniche non sono state poste sotto controllo, perché evidentemente non c'erano i presupposti per farlo, né mai, sottolineo mai, è stata intercettata una sola parola pronunciata da me che facesse sorgere anche solo il sospetto di un mio coinvolgimento in alcun tipo di macchinazione.

Mai avrei immaginato di poter essere arrestato, la mia vita è stata stravolta, all'improvviso.

Sono una persona per bene e sono stato sempre un professionista dalla condotta esemplare,  così come è dimostrato dal non aver subito neppure un'ammonizione in tutto lo scorso campionato. In un momento positivo della mia vita e della mia carriera, - nella stagione sportiva appena trascorsa ero, infatti, il calciatore della squadra più apprezzato e votato dalla tifoseria, godevo del sostegno e della fiducia dei vertici della Società -, fino a che,tutto ad un tratto, sono stato trascinato in un baratro.

Mi considero ancora, nonostante tutto, “un ragazzo amante del calcio”, e mosso in questo sport, prima di tutto, dalla passione e dall'onestà. Nella mia carriera non ho mai tradito i colori delle squadre per cui ho giocato, tanto meno quelli della gloriosa Pro Patria. Non nascondo, anzi, il rammarico per non essere riuscito a difendere la porta della mia squadra, proprio nel momento topico della stagione, durante i play-out.

Vorrei che nulla di tutto ciò fosse successo, soprattutto perché io, lo ribadisco, non c’entro niente con questa brutta storia.

Tuttavia, il solo desiderio non sarebbe bastato a venirne fuori, è stato necessario reagire. Dopo essermi reso conto di quanto mi stava accadendo, pian piano e con grande fatica, ho ricominciato a vivere e a difendermi. La Corte Federale d'Appello, accogliendo la mia versione dei fatti e facendo cadere tutte le sanzioni nei miei confronti, mi ha dato nuova energia per continuare questa difficile battaglia che condurrò fino in fondo.

Sul piano giuridico, i motivi dell’appello sono stati esplicitati dall’avv. Zuzzolo che ha dimostrato la mia completa estraneità ai fatti e alle condotte addebitatemi.

Questa prima vittoria in ambito sportivo, per la quale ringrazio l'avv. Zuzzolo, dovrà trovare adesso riscontro anche sul piano penale, dove i tempi processuali sono molto più lunghi. Ma non ho dubbi che anche qui, stavolta con l'aiuto dell'avv. Bianco di Catanzaro, riuscirò a dimostrare la mia completa innocenza.

Si può ben immaginare il mio stato d’animo. Ora voglio soltanto ritornare a giocare, essendo venuto meno l'impedimento del deferimento della Procura Federale, e mettermi tutta questa vicenda alle spalle, dimostrando, sul campo, la mia personalità. Quanto è accaduto mi ha molto segnato, è vero, ma sul piano personale mi ha anche aiutato a crescere e mi ha reso più forte. Anche calcisticamente, adesso mi sento pronto a ricominciare, per mettermi alla prova con l'impegno e la dedizione di sempre.

 

Più forte d'ogni altra cosa è solo la voglia di tornare presto in campo, per continuare a dedicarmi, con il solito impegno, a quella che, prima ancora che un lavoro, è la mia più grande passione.

Vi ringrazio per lo spazio concessomi.

Vincenzo Melillo

 

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