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Se non è la fine ci somiglia molto … oramai sulle spoglie della Pro Patria, con il pareggio dell’Albinoleffe che aumenta una distanza già difficile da colmare, si sta cantando il “de profundis”, come poco simpaticamente continuava a ricordare il telecronista che commentava la partita. Anche se non aveva tutti i torti.
Se la partita dell’andata fu quella dell’orgoglio e del primo mattoncino di un nuovo inizio, a distanza di mesi la costruzione della casa non è andata avanti, bensì stasera sono crollati i pochi forati impilati uno sull’altro.
Eppure la partita non era iniziata male con una Pro che, nella prima mezz’ora, aveva ben tenuto il campo provando a proporsi dalle parti della porta avversaria. Dal trentesimo minuto in poi è iniziato un crollo che è diventato verticale con la rete che ha sancito la vittoria della Reggiana che, come ci è capitato diverse volte durante l’anno con i nostri avversari, non ha fatto molto per vincere. Purtroppo quest’anno sembra quasi una costante che, dopo una bella partita (in questo caso quella di domenica con l’Alessandria) ne è corrisposta una negativa che fa buttare via e dimenticare quanto di buono visto prima.
Quello che più mi ha fatto male stasera è la sensazione che quasi si è avuta la paura di giocarcela; a parer mio, forse dopo i rischi intercorsi nel finale del primo tempo, è subentrata la paura e si è preferito più pensare di portare via un punto (che serviva poco per la classifica) piuttosto che zero. Ma, come ci ha insegnato il recente passato, chiudersi per cercare di non prenderle non è sempre la medicina giusta; e poi quando il risultato è questo, e cioè la sconfitta, viene naturale pensare che forse, se si doveva perdere, era meglio giocarla. La sostituzione Zaro per Montini è per me la madre di questo atteggiamento e la prova di quanto ho appena affermato; certo non sono un tecnico e non so le dinamiche che c’erano in quel momento in campo, ma penso che non ci voglia il patentino di Coverciano per capirlo. Sostituire un attaccante per un difensore è sintomo che ci si vuole chiudere per paura di prenderle, infondendo così a sua volta coraggio nell’avversario che si fa corsaro come ha provato ad esserlo la Reggiana che, capiti i nostri timori, ha fatto leva su di essi mettendo in campo tutta la sua contraerea, riuscendo a sganciare quel missile che ci ha affondato.
Le mie parole sono più di amarezza che di rabbia perché secondo me questa sera si è “fatta la frittata” con una partita che, forse se giocata come nella prima mezz’ora, di fronte ad un avversario non irresistibile, e senza quei timori che sono via via subentrati, poteva aver un finale diverso. Anche se non abbiamo la controprova per dirlo. Un vero peccato essere ricascati in vecchi sistemi tattici che il passato avevano sancito come inefficaci; il tutto poi ripensando alle ultime due partite che avevano visto una Pro Patria più propositiva e coraggiosa.
Ormai da qui alla fine ci aspetterà, salvo improbabili sorprese, un altrettanto lento calvario. Riuscirà il nostro amore verso questi colori a lenirlo? Difficile, ma io non sono il sacerdote che, nella parabola del buon samaritano, volta la faccia al ferito. E, in questo caso, crederò e tiferò sempre la Pro Patria indipendentemente dalla categoria!
Buona Pasqua, seppur amara, a tutti voi tifosi!
ANDREA D’EMILIO



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