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L’incertezza in casa Pro Patria è all’ordine del giorno ed è compagna fedele dei tifosi da sempre. Per cui, niente di sorprendente quanto sta accadendo in questi giorni relativamente alla vicenda societaria. Alla Pro Patria si accostano nomi di possibili nuovi acquirenti, ma tutti con il punto interrogativo. Da capire se trattasi di candidati autorevoli, di persone in cerca di pubblicità gratuita come avvenuto nel recente passato, di potenziali sponsor (che non è la stessa cosa di socio), oppure se  trattasi della solite voci che si rincorrono come ormai avviene da anni. Il periodo, tra l’altro, è di quelli pericolosi. Sappiamo come cambia il mondo in campagna elettorale. Su Facebook ti chiedono l’amicizia in mille, persino sconosciuti, le strade, persino quelle di periferia, vengono asfaltate e ritrovano miracolosamente l’aspetto da “Coppa Bernocchi”, se trovi i candidati in centro di offrono l’happy hour, quando fino a ieri nemmeno ti consideravano di striscio. Poteri miracolosi della vigilia elettorale che fa diventare tutti più buoni, tutti più generosi, tutti interessati al prossimo. Si sprecano progetti per la Busto del futuro, si coniugano programmi ambiziosi, si vendono certezze, l’ottimismo impera sovrano. Persino la crisi sembra essere finita, la disoccupazione in calo, l'economia in ripresa. Non esistono problemi, ma solo opportunità e le soluzioni sono in tasca alla maggioranza uscente e alla minoranza entrante che ambisce al potere. Non vorremmo che la nostra cara Pro Patria possa essere vittima di questo immenso show. Sappiamo come le cose che generano appartenenza e quindi contano numerosi affezionati siano terreno di caccia per la raccolta di voti. E qui, spesso, si spendono promesse in quantità industriale. Per cui, la strumentalizzazione è dietro l’angolo, non facciamoci fregare. Ci sono ancora i campi di allenamento da realizzare prima di passare ad altre promesse. E questo, per ora basta e avanza.

Flavio Vergani

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