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 D. Doveva finire così. Può cominciare in un altro modo.
Non è nel carattere tigrotto piangere su ciò che ci piomba addosso di sorpresa, figurarsi su ciò che si era già prenotato da tempo sui nostri schermi. E non solo da questa sciagurata stagione, perché ci ricordiamo quando e come è davvero iniziato questo triste destino.
Adesso si passa da quello che doveva essere a ciò che possiamo costruire, noi con le nostre forze. E forse sarà l'ultima occasione per ridare un domani alla nostra amata Pro Patria.
Non servono (molte) parole. Piuttosto, i fatti. E ora: magari senza proclami di campagna elettorale, grazie. Ne abbiamo già sentiti abbastanza anche in passato e abbiamo ben presente dove ci hanno - anch'essi - portato.
Via le lacrime, cara Pro. Dobbiamo vedere chiaro sul nostro futuro e non possiamo permettercele.
Marilena Lualdi 
giornalista de "La Provincia"

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