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Caduti nel crepaccio, occorre ripartire per una nuova scalata. Da decidere quale montagna scalare. L’Everest della Lega Pro o il K2 della serie D? I grandi alpinisti mettono in guardia: molto più difficile il K2 che è meno alto dell’Everest, ma pieno di insidie. Per non parlare del Nanga Parbat. Occorre decidere chi saranno i capi cordata e gli sherpa. Importante anche sapere se la spedizione avrà un main sponsor e quale strada percorrerà per arrivare in vetta. Quest’anno si è sbagliato molto: la strada, gli sherpa e i capi cordata. Si è scelto di arrampicarsi con le mani nude, senza corde di salvataggio. Qualcuno nemmeno ha lasciato il campo base, preferendo assistere alla scalata dalla tenda. Errori da non ripetere. Una capo cordata esiste, il suo nome è Patrizia Testa, chiamata a decidere il monte da scalare e gli sherpa da convocare. Non c’ è molto tempo per decidere. Le grandi imprese vanno pianificate con grande anticipo per non cadere nel crepaccio. L’esperienza insegna. Da decidere anche se si punta alla vetta o solo al campo quattro, quello sotto la vetta. Non è un dettaglio, perché sopra certe quote si entra nella zona della morte, dove l’aria è rarefatta e serve ossigeno supplementare se non si è molto allenati. Disorientamenti, letargie e embolie sono le immediate conseguenze se non si ha il fiato lungo o la bombola con l’ossigeno in spalla. Mettere la bandiera biancoblù in cima all’Everest è impresa ardua, forse meglio pensare al K2. Senza disdegnare il Nanga Parbat, la nona cima del mondo. Patrizia Testa è una donna coraggiosa, basterebbe dire “tigrotta”per identificarne le qualità, ma l’impressione che si avverte non ci piace molto. Le si attribuisce il ruolo obbligato di “Messner “della situazione. Ossia, ci si aspetta da lei che scali la montagna in solitaria e senza ossigeno. "Se non ci è riuscita con l’Everest, ci riuscirà con il K2", pensa la gente. Illusioni a buon mercato! L’aria è pesante, anche se nemmeno siamo al campo base. Quando quello di prima minacciava di andarsene tutti erano pronti all’eccellenza, certi che non ci sarebbero state alternative. Adesso, è diffusa l’idea che male che vada sarà almeno serie D, bene che vada Lega Pro. Le preoccupazioni con chi e come stanno a zero. Bene avere fiducia in Patrizia Testa, male assegnarle a tutti i costi i destini della Pro Patria del futuro con la certezza che ce la possa fare, anzi che ce la debba fare. L’equazione siamo tutti con te, non sentirti sola, non “fitta” con il fatto che gli sherpa sono utili per raggiungere la vetta, ma non bastano. Altra equazione pericolosa: se fosse K2 lo dovremo scalare per primi. Come e con chi non preoccupa nessuno, o quasi. Altre cordate, tipo i Ragni di Lecco, ci tentano da sempre, ma sono ancora in coda a chiodare la parete.Occorre molto di più. Leggiamo di “quote gratis” messe a disposizione da parte della generosissima maggioranza societaria odierna, ma avere le quote  non significa conquistare la quota. Per arrivare in quota servono zaini colmi di provviste, per non morire di sete lungo il percorso. Si scala molto di notte, per non essere travolti dalle valanghe, serve una luce sempre accesa che illumi il percorso. Quest’anno si è scalato al buio. Serve la picozza che ancora al terreno, quando il vento è forte. Inutile improvvisare ruoli, uno sherpa non parla lo stesso linguaggio dei capocordata, gli sherpa sanno camminare, non decidere. Nella tenda dei capicordata ci devono essere solo i capicordata, non gli sherpa. Facile confondersi o rischiare di assegnare zaini più leggeri a chi frequenta la tenda, con pericolosi malumori dei portatori. Si scala tutti insieme, ma in cima devono arrivare solo in pochi, perché questo chiede la montagna. Una scuola di vita. Non possono scalare tutti insieme e neppure chi non ha mai scalato nemmeno il Mottarone. Il capo cordata non ascolti i molti echi della montagna, decida da solo, anzi da sola. Visto che ascoltando gli altri è caduta nel crepaccio. Scelga una montagna, alta o bassa non importa, ma con la certezza di poterla scalare con le scarpe giuste, con gli sci , o con le bombole d’ossigeno. Ad alta quota fa freddo, il vento è forte e il ghiaccio molto duro. Facile scivolare se non si hanno gli scarponi con i ramponi. Un capocordata e gli sherpa non bastano per scalare un ottomila, a meno che ci si senta Messner. Serve molto di più. Comprendere questo vale già la metà della scalata.

Flavio Vergani

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