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Se si è atei è normale entrare in chiesa per ammirare un quadro o una scultura  indossando la minigonna o le bermuda. E' come entrare in un qualsiasi museo. Se si è credenti, ossia se si ha una fede, occorre rispetto che si manifesta anche con quello che si indossa, con quello che si dice o con quello che non si dice. Spesso, il silenzio è il modo migliore per mostrare rispetto. Soprattutto nei momenti di lutto.
Seppur il parallelismo possa apparire troppo forte, lo usiamo lo stesso per dire che spesso ci sembra che chi varca le porte dello Speroni lo faccia in pantaloni corti e infradito, senza accorgersi di entrare nel tempio del calcio bustocco, dove da quasi 100 anni vive una fede senza confini. La libertà di fare e dire quello che si vuole senza tenere conto della "religiosità" dei fedeli stride con il sentimento comune. Soprattutto in un momento di lutto sportivo. Abbiamo già consigliato un rispettoso silenzio, ma notiamo che si continua a parlare di miracoli al cui cospetto quello dell'acqua trasformata in vino appare fatta da un dilettante. Certamente non vogliamo porre limiti alla libertà di espressione, ma non per questo si è liberi di dire che Gesù è morto di freddo.
Leggiamo attoniti le dichiarazioni di mister Alvardi nel prepartita di Cremonese Pro Patria che dice: “Dobbiamo chiudere nel miglior modo possibile. Cercando di fare tre partite e tre vittorie. In queste ultime settimane ci è mancato il risultato. I ragazzi lo meriterebbero per come hanno lavorato. Vogliamo dare una soddisfazione ai nostri tifosi"(fonte www.varesesport.com)
Pensare a tre vittorie in tre partite, dopo averne ottenuta una in 32 giornate, farebbe affermare ad un laureato in statistica che il fatto abbia poche possibilità di realizzazione. La stessa previsione farebbe dire ad un laureato in filosofia che trattasi di una visione molto ottimistica della vita. A chi, invece, è venuto grande sui marciapiedi e ama il realismo viene da dire che se ciò avvenisse sarebbe una vera e propria  presa per i fondelli. Infatti, vincere tre gare su tre dopo averne perse un bilico nel passato farebbe sorgere spontanea la domanda sul perché non si sia mai vinto prima.
 Ma non finisce qui. Passiamo al punto seguente che cita che "in queste ultime settimane ci è mancato il risultato". Ci si chiede nelle settimane precedenti quale risultato abbia centrato questa squadra senza che nessuno se ne accorgesse.
Il gran finale del mister ha la patente del già sentito: "I ragazzi lo meriterebbero per come hanno lavorato. Vogliamo dare una soddisfazione ai nostri tifosi". Come abbiano lavorato i ragazzi non lo sappiamo, quello che sappiamo è che nel mondo normale, ossia quello dove per prendere 1000 euro al mese ci si deve alzare la mattina presto e andare a letto la sera presto ( non tardi), se lavori bene ma non porti risultato sei licenziato prima che tramonta il sole. Per non parlare di quando ti fa male l'unghia del piede e prendi sei mesi di malattia. Troveresti la lettera di saluto sotto lo zerbino dopo qualche giorno.
Evidentemente, nel mondo del calcio una squadra che centra tutti i record negativi della storia perdendo contro cani e porci ha ancora spazi per meritarsi delle lodi.
 Per quanto riguarda i tifosi ripetiamo che non ce ne può fregar de meno di inseguire queste soddisfazioni. Vincere una partita o quattro non cambia niente e nulla può diluire la sensazione di nausea derivante da un digiuno di soddisfazioni che dura da inizio torneo. Per cui, forse sarebbe il caso di parlare stando in silenzio, rispettando il lutto sportivo di questa gente, la sua fede e il suo tempio, già abbondantemente profanato e saccheggiato da fatti e persone che tutto hanno dimostrato tranne di tenere a questi tifosi. Per cui, le tre vittorie finali risparmiatevele, non sposterebbero di una virgola la straordinaria impresa fin qui centrata. Grazie lo stesso.
Flavio Vergani

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