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Oggi non era molto difficile trovare un titolo; “finalmente” il calvario è finito. Il “Fate bene fratelli Pro Patria”, dove si donavano punti a chiunque passasse per Busto, ha chiuso i battenti. Titolare “arenati” sarebbe stato ingiusto nei confronti del gioco di parole dato che la barca Pro Patria non è mai salpata per mari rimanendo in porto e arrugginendo senza nemmeno aver solcato le onde.
Stare a commentare l’ennesimo obbrobrio sarebbe tempo sprecato, e non mi va neanche di dare spazio a chi non ha dimostrato non tanto amore ma professionalità nei confronti di tifosi e appassionati della Pro Patria. Preferisco invece sottolineare chi, ancora una volta, nonostante la stagione infausta, è andato a Meda non certo per certi personaggi ma per rispetto e amore verso questi colori. Una menzione d’onore va data a Santana, uno dei pochi che ha onorato la maglia; anche quest’oggi ha profuso, sul terreno di gioco, impegno e professionalità coronando una buonissima prestazione con l’ennesima grande rete. Fa pensare che chi come lui, professionista che ha calcato i massimi campi di gioco d’Italia e d’Europa, si sia messo a disposizione con grande impegno e umiltà quando avrebbe potuto fare lo snob, rispetto a chi invece, sconosciuto, avrebbe dovuto invece “mangiarselo il campo”
Cosa bisogna fare per risollevarsi? Nella puntata di Rete 55 di qualche giorno fa sono state detti, in poco più di venti minuti, gli ingredienti per far lievitare la pasta. Poche cose ma semplici che, se applicate, possono fare il bene di qualsiasi società; in generale mi fa specie il totale disinteresse riscontrato da parte del nostro territorio nei confronti di una Pro Patria che, nel passato, ha fatto grande il nome di Busto, contribuendo anche a farla conoscere. Ma la riconoscenza non è di questo mondo e ora che la Pro avrebbe bisogno dei “suoi figli” non trova appigli e aiuto da parte di questi che hanno beneficiato in fama e conoscenza grazie alle sue imprese. Chi può faccia, è ancora in tempo “per redimersi”.
Le carte, a questo punto, sono state messe in tavola chiaramente da diverso tempo; chi ha voglia di sedersi a quel tavolo (meglio se del territorio) deve però essere convinto, appassionato e consapevole dell’avventura che avrà davanti. Ci saranno gioie e dolori ma penso che se l’impegno sarà dimostrato la gratitudine e il rispetto di chi ama la Pro non verrà mai meno. 
Presto, facciamo presto, non disperdiamo questo nostro grande patrimonio! Ripartiamo e facciamo vedere di che pasta è fatta la gente di Busto e perché ci chiamavano “tigri”.
Forza Pro Patria!
ANDREA D’EMILIO

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