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Pensando ad un ipotetico condottiero che portasse in una battaglia la nostra bandiera, il tifoso della Pro Patria non può che pensare subito al suo Michele Ferri, bustocco e capitano della squadra.
Senza fare una sorta di “elenco della spesa” della carriera di Michele, mi piace qui scrivere quello che per noi ha rappresentato, sperando, nel mio piccolo, di farmi portavoce delle tanti voci che vorrebbero esprimere gratitudine verso il proprio concittadino e capitano.
Parlare del giocatore, a mio avviso, sarebbe superfluo; le doti, la bravura e la dedizione al lavoro che Michele ha, ci sono state confermate nella sua partecipazione fino all’ultimo giorno agli allenamenti e all’amichevole dell’altro giorno. Quando un giocatore arrivato ai 35 anni, con la sua fama carriera che gli permetterebbe di “non dover dimostrare più nulla”, è ancora in prima fila a “tirare il gruppo”, mentre tanti della rosa di quest’anno hanno già fatto le valigie, magari già in spiaggia a prendersi il sole, fa capire davanti a che splendido professionista e persona siamo davantiLa sua presenza e l’assenza di altri è per me un altro elemento che dimostra come questi personaggi fossero così attaccati ai nostri colori … ma è meglio così, il non vederli più ci risparmia l’ennesimo travaso di bile che oramai scarseggia nel corpo di noi tifosi dopo le prestazioni che hanno offerto.
Tornado a parlare di Michele ci ricordiamo tutti come non si è tirato indietro quando ha sentito che la sua Busto lo chiamava in soccorso; è venuto, ha preso quello che gli spettava, e cioè la fascia da capitano, e ha cercato, con la sua esperienza di calciatore e bustocco, d’infondere i suoi valori, il significato della maglia che portavano … insomma quel “sacro fuoco” dell’animo, ma quasi tutti sono rimasti sordi ai suoi appelli. Il suo impegno “anima e corpo” verso la squadra della sua città è stato ulteriormente confermato dall’esser riuscito a portare a Busto un giocatore del calibro di Mario Santana il quale, se qualcuno malignamente pensava che fosse venuto qui a “svernare”, si è dimostrato invece della stessa pasta del suo amico, dando dignità ad una maglia calpestata da chi aveva promesso di morire per lei. Michele che poi metteva la faccia a nome di altri chiedendo scusa davanti alle scandalose prestazioni offerte da suoi compagni anche quando lui non avrebbe dovuto farlo; ma questi sono gli uomini e soprattutto i capitani, e cioè quelli che si caricano addosso tutte le responsabilità anche quando non sono loro. 
A Michele, all’immenso Michele, un sentito grazie per essere stato uno dei pochi ad aver portato con orgoglio e dignità la nostra maglia; se qualcuno obietta dicendo che per lui è stato più facile essendo di Busto, a mia volta lo contesto portando dalla mia la maggioranza di bustocchi che si è dimenticato di lei. Perché sono arrivato alla conclusione che non basta essere nato a Busto per capire cosa sia la Pro Patria.
Ancora grazie e auguri Michele!
ANDREA D’EMILIO

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