Header


Leggendo gli ultimi avvenimenti che da qualche giorno stanno accadendo in casa Pro Patria, stiamo assistendo ad grande piano di ricostruzione, che poi era negli auspici e progetti di tutti. Tutto ciò mi ricorda, con tutti i dovuti raffronti, il celeberrimo “piano Marshall” promosso dopo la Seconda Guerra Mondiale che contribuì a risollevare l’intera Europa.
Sempre tarando i paragoni la Pro Patria esce da questa stagione rasa al suolo come l’Europa del ’45; distrutta nell’animo e nei sentimenti ma sempre con quella fiammella di speranza che prima o poi il vento fosse cambiato. La nostra barca infatti, ferma da alcuni anni in mezzo alla bonaccia, finalmente sembra veder rigonfiare le sue vele da un deciso vento pronto a rimetterla tra le onde.
Certo, la cautela è sempre d’obbligo, ma l’ottimismo e gli indizi che trapelano sembrano tutti convergere in una sola buona direzione; come proprio alla fine di una guerra ci stiamo stringendo intorno ai nostri simboli e alle persone di cui ci fidiamo. Certo è che la “casa” Pro Patria aspetta ancora i permessi per sapere su quale terreno iniziare a ricostruire le proprie fondamenta: in Lega Pro o in Serie D? Parlando questa volta in generale spero solo che presto sia fatta chiarezza per tutti, in particolare verso le società che prenderanno parte ai vari campionati, per permettere così a tutti di costruire squadre all’altezza del torneo che si andrà a disputare. Se si vuole che tutti rispettino le regole, i primi a farlo dovrebbero essere coloro stessi che le promuovono.
Eccessivo ottimismo per queste notizie? Io penso proprio di no: certo, come ho detto prima, bisogna andare sempre con “i piedi di piombo” non certo per mancanza di fiducia (anzi tutt’altro) nei protagonisti che si stanno accollando la ricostruzione del club, piuttosto un auspicio a far lavorare in pace chi lo sta facendo, senza mettergli addosso inutili tensioni, pressioni ed eccessive aspettative. Perché il lavoro, quello vero, non i proclami, paga, e a Busto abbiamo visto dove “le fanfare” portano. Eccessivi quindi no, ma ottimismo sì: già una piccola rivincita verso chi per un anno (anche stessi presunti tifosi) auspicava il peggio (o come dice un mio amico “tragedie su tragedie”) e che magari adesso che la matassa sembra srotolarsi pensa pure di tornare: certo la porta è sempre aperta ma, come si è ripetuto in queste giorni, “se non la ami quando perde, non amarla quando vince”. Un vero e proprio mantra che dovrebbe essere inciso nella mente di tutti i tifosi, non solo della Pro. Nella speranza che d’ora in avanti si celebrino solo vittorie; anche se il ritrovare dignità, rispetto, orgoglio e soprattutto amore verso questi colori sarebbero già un bel passo avanti.
Forza Pro!
ANDREA D’EMILIO

0 commenti: