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Quanti avrebbero scommesso su un organigramma della Pro Patria quasi ben delineato già i primi di giugno? Ben pochi forse, visto come è finito l’anno passato; infatti chi credeva in soluzioni a breve termine era tacciato, usando qui termini buoni, di essere “sognatori” o persone che non volevano vedere la realtà. Invece i catastrofisti, quelli che erano già pronti a ballare sulla tomba della Pro, sono stati smentiti; quello che mi piace è che in questo periodo, e spero che si continua così in futuro, si lavora a “ritmo di arpa” e non di “fanfara”. Infatti, invece degli “strilloni” (termine specifico della lingua italiana, nulla di offensivo per chi volesse pensare male) che vendevano i giornali, che quelli più anziani ricorderanno, assistiamo ad un lavoro “a basso profilo”, e cioè senza proclami eccezionali, nel silenzio di chi preferisce i fatti alle parole. In poche parole, si sta operando come quando si suona l’arpa, “pizzicando” dolcemente le corde giuste e senza suonare a casaccio, seguendo un preciso spartito.

Ci ricordiamo tutti come è finita la stagione passata; chi adesso si sta occupando in prima persona della Pro Patria si è trovato davanti ad un puzzle che era tutto da costruire, o meglio ricostruire, senza nemmeno l’ausilio del disegno da seguire. Saggiamente e pazientemente, senza prendersi dal panico, si è, piano piano, iniziato a rimettere i pezzi al loro posto venendo premiati con il ritrovamento del disegno, anche se forse chi sta facendo da “capo mastro” si era prudentemente tenuto una copia, oppure l’aveva ben chiara nella sua mente da non essersi dimenticato.

Questo puzzle, che sta finalmente assumendo una forma, ha bisogno ora della cornice e per questo deve aspettare che il falegname gliela produca. Senza giocar più sulle metafore e parlando chiaro la Pro aspetta di sapere dove giocare il prossimo anno; Lega Pro o Serie D? C’è da dire che dispiace vedere come sia gestita la terza serie del calcio italiano, l’ultima del professionismo; nata con tutti i buoni auspici essa nell’ottica di chi l’ha creata doveva essere, come scritto in un articolo apparso su Il Post del 16 luglio 2015 “una B2,  un campionato sostenibile, riservato alle società che potessero garantire economicamente gli impegni”. Invece esso, come riportava sempre l’articolo, sta diventando sempre meno sostenibile e le squadre spendono più di quello che guadagnano con il risultato che molte società non riescono ad iscriversi o la loro domanda viene respinta. Tutto ciò porta allo stravolgimento dei regolari risultati acquisiti sul campo comportando, come già accaduto alla Pro, il ripescaggio che, più che una benedizione, si rileva molte volte una “iattura”, per via delle decisioni che non vengono prese celermente; così le società coinvolte in questo processo si trovano in difficoltà sull’allestimento delle rose perché non sanno quale campionato dovranno affrontare. E in questo caso tra Lega Pro e D c’è una bella differenza. Secondo voi è una buona gestione? Lascio a voi l’ardua sentenza.

Tornado a noi sono sicuro che, per come sta operando la società, essa si farà trovare pronta a secondo del campionato che dovrà affrontare. Sia la Lega Pro sia la D … e chi si è dimostrato ottimista fino ad ora si è preso la sua rivincita avendo ragione.

Forza Pro!

ANDREA D’EMILIO

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