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La conferenza stampa tenutasi ieri (20 giugno per chi avrà in modo di leggere in seguito) ha confermato, sempre se si aveva ancora bisogno di ulteriori prove, che l’aria in casa Pro Patria è cambiata.
Si potrebbe parlare di “rivoluzione copernichiana” ma io preferirei più parlare di “riforma goldoniana”. Riforma e non rivoluzione perché quello che di buono si è fatto in passato non verrà gettato via bensì semmai sarà perfezionato. “Goldoniana” perché il “modus operandi” che Carlo Goldoni adottò per la riforma del teatro ha molte similitudini con le manovre che stanno avvenendo in casa Pro Patria.
Punto prima; via “l’arte dell’improvvisazione” per passare a quella della “programmazione”, e cioè si seguirà un copione ben definito e preciso tralasciando quello “dell’andare a caso”. Infatti si parte dalla base, e cioè dai più piccoli, per cercare di creare i giocatori del futuro; un binomio molto semplice ma che purtroppo non sempre è stato seguito. D’altronde, se vuoi che le pannocchie crescano nel campo di granoturco devi prima arare e gettare i semi altrimenti non crescono solo per opera dello Spirito Santo. Mi sono piaciute le parole del dottor Scapini il quale non ha fatto delle promosse politiche, come “tutti diventeranno dei campioni”; egli ha sottolineato che non tutti potranno raggiungere il traguardo di diventare giocatori, precisando che il compito primo di un settore giovanile è quello di creare delle persone e, perché no, anche dei tifosi. Lo scopo quindi è di lasciare uno spirito di riconoscenza e dei buoni ricordi soprattutto in chi, seppur non diventato giocatore, deve anche alla Pro Patria la propria crescita personale. Per questo anche l’uso del termine “istruttori” e non “allenatori”. Cose ovvie ma non sempre questo canovaccio è stato seguito.
Secondo punto di questa riforma è quello dell’eliminazione delle maschere; finalmente abbiamo delle persone che, nel bene e nel male, mettono la propria faccia senza nascondersi dietro a nulla e nessuno. Penso che qui non ci sia nulla d’aggiungere. Per questo mi permetto di lodare l’atteggiamento del dottor Asmini il quale con decisione (senza entrare nel merito della questione) ha difeso la società Pro Patria. Un deciso passo avanti visto che negli ultimi anni non c’erano mai colpevoli ma solo innocenti. Meglio provare e sbagliare ma dimostrando dedizione e impegno invece di stare sempre in panchina dando indicazioni, senza poi fare nulla di concreto; penso che la gente preferisca i primi che i secondi. Un sentito grazie quindi al dottore per aver ribadito e difeso un senso di appartenenza che pian piano sembra stia tornando a scorrere tra le vene del tifo bustocco.
Infine, e non ultima, una moralizzazione; se il senso in Goldoni, raffrontato alla Pro Patria, era diverso, possiamo però prendere questa parola per spiegare che l’aria in casa biancoblu è cambiata. E’ finita l’epoca delle parole e dei comportamenti “brillanti”; da ora testa bassa, lavoro (e fatti) e poche parole, e cioè quelle che servono. Chi ha orecchi per intendere … intenda!
Continuiamo così!
ANDREA D’EMILIO

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