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Il pezzo di Andrea D'Emilio è un assist perfetto per riflettere sulla situazione odierna della Pro Patria ed approfondire alcuni temi importanti.
E' vero, l'immagine della Pro Patria è stata distrutta negli ultimi anni, il puzzle faticosamente composto e arrivato a compimento con la promozione in Lega Pro è stato distrutto negli anni successivi, disperdendo i pezzi a destra e a manca. Ora, serve la pazienza di ricostruirlo.
Quanti pezzi sono rimasti nel cassetto di via Cà Bianca? Tutti? Oppure, ne mancano molti? Quanti?
Se ci fossero tutti basterebbe la pazienza di rimetterli insieme, se ne mancassero mille sarebbe un problema, se ne mancassero venticinquemila, come sembra, oltre alla cornice occorrerebbe riacquistare l'intero puzzle. E, non sarebbe la stessa cosa perché vorrebbe dire che chi ha sempre detto che alla parete era esposto un quadro d'autore ha mentito, in quanto era solo un copia pirata.
Concordiamo con Andrea D'Emilio a riguardo del fatto che la nuova società pizzichi l'arpa al posto di suonare il trombone. Certamente Patrizia Testa ama più il jazz che l'heavy metal e preferisce gli accordi alle stonature, ma non tanto per una questione di gusti, quanto per il fatto che questa donna ha il dono del silenzio nel suo dna. Un silenzio che però parla da solo, eccome se parla, basta solo guardarla, scrutarla, osservarla ed ascoltarla per capire quello che vorrebbe dire, ma non dice.
L'impressione che questa donna abbia molto da dire non ci abbandona un attimo. Avrebbe da dire molto sui Giuda che l'hanno tradita, lasciandola sola fino al Calvario della retrocessione. Giuda peggiori del Giuda originario che almeno ha avuto il coraggio, oltre che di impiccarsi, di restituire i 10 denari, poi usati per acquistare il campo del Vasaio. Avrebbe molto da dire suo presunti Cirenei che l'avrebbero dovuta aiutare a portare la croce fino al Calvario, ma che, oltre a non averlo fatto, non l'hanno  nemmeno riconosciuta nel giorno della resurrezione.
Ora, si è circondata di nuovi angeli e potrebbe scrivere il suo Vangelo, ma ha preferito il silenzio, rinunciando a togliersi quei famosi sassolini dalle scarpe che a qualcuno prudettero per più di una stagione. Lei sembra calzare i sandali dai quali i sassi escono non senza ferirle i piedi,  ma lo stile scelto è senza dubbio lontano dal rap a cui eravamo abituati. Questa donna ha il dono del silenzio, una qualità che le invidiamo perché la voglia di sapere e di dire quello che è successo in questi anni è tanta. Rimarrà un desiderio visto che si è già girata pagina per scrivere un nuovo capitolo del libro della storia biancoblù. Ma, i graziati abbiano almeno il coraggio di ringraziarla dalla macchia alla quale si sono dati dopo essere stati scacciati dal tempio.
E' tempo di  scrivere un nuovo spartito composto con sette note da accordare tra loro: passione, competenza, etica, razionalità, programmazione, serietà e unità. Sette note per comporre l'inno della gioia da far cantare alla corale che il direttore Asmini ha già detto di volere numerosa.
Si gusti pienamente il presente che propone a giugno la presenza di un direttore generale con le palle come Asmini e un direttore sportivo top level come Turotti. Da quanto non succedeva di avere tali tenori prima dell'inizio del concerto? Si gusti la presenza assidua e quotidiana della presidenza allo stadio intenta a tessere la trama con l'ordito per far partire il telaio. Si gusti il coraggio di questa donna che ha deciso di mettere di persona l'Amplifon all' orecchio di questa città sorda per farle sentire l'eco della sua passione e determinazione. Una donna che ha il dono del silenzio che però saprà far diventare assordante quando raccoglierà i frutti e in molti dovranno renderle onore dal limbo nel quale si sono rifugiati, con in tasca la solita giustificazione della crisi che nulla spiega e tutto nega.
Una donna solista che ha scelto di suonare l'arpa ma che sogna una band con tanti musicisti che possano suonare l'inno vincente della sua e nostra Pro Patria.
E, dopo la delusione dei solisti in tour mondiale, ha deciso di partire dalla periferia con artisti meno noti al grande pubblico, ma con un talento indiscutibile. Forse non grandi solisti, ma indubbiamente grandi musicisti che sapranno dare un senso alle note fino a trasformarle in un pezzo di grande successo.
Flavio Vergani

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