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Al termine della vittoria conseguita per 4 a 1 dalla Nazionale Azzurra contro il Portogallo, gara giocata a Genova il 27 febbraio 1949 , il capitano dei Lusitani Ferreira chiese a Valentino Mazzola, capitano degli azzurri e del Torino, di giocare l'ultima partita della sua luminosa carriera contro lo squadrone granata, campione d'Italia in carica dal 1943 in poi.
La gara venne disputata a Lisbona il 3 maggio 1949 e, mala sorte, il trimotore I-Elce, che riportava la comitiva granata al Filadelfia, sbattè contro la Basilica di Superga, annientando tutti i viaggiatori a bordo.
Mercoledi scorso, dopo la tragedia del 4 maggio 1949, il Toro è stato invitato per la prima volta dal Benfica per la disputa dell'Eusebio Cup, indiscusso asso lusitano attorno agli anni '60.
Massima intensità emotiva attorno all'avvenimento, minuto di silenzio, tutti nipoti del Toro, ma per Valentino Mazzola, primattore e capo carismatico dei 5 scudetti difilati granata, centrocampista mai domo, fulcro dell'inavvicinabile manovra di aggiramento della compagine avversaria ideata dal mago Erbstein, marcatore di 25 reti nel campionato 1947/48 vinto dal Toro con 60 punti (15 in più di Milan, Juventus e Triestina) 125 gol fatti e 33 subiti, nemmeno un accenno.
 
Ho visto dal vivo il Toro all'opera in più d'una occasione ed il possesso di palla, l'azione travolgente mi sono rimaste bene impresse in mente, indimenticabili.
Mi tocca peraltro vedere alla TV calciatori militanti nella massima serie calcistica italiana, che sgroppano con la palla al piede, incontrastati, per oltre 40 metri e nei pressi dell'area di rigore spedire la palla al 2° anello di San Siro.
 
Giorgio Giacomelli

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