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Sfila la squadra e i cori mi stanno già portando lontano. Anzi vicino al cuore: allo Speroni. Ma a un tratto il mio sguardo sale. Si arrampica su un ombrello bianco e blu, aperto contro la pioggia curiosa, e poi vola ancora. Mi provoca una strana impressione quell'ombrello stampato contro la basilica di San Giovanni, quasi a invocarne la protezione.
E' la presentazione della nostra squadra, sì. Scruto questi ragazzi, che diventeranno i nostri ragazzi: o meglio, già lo sono. Nel centro sferzato dal temporale, ancora più brontolone che infuriato, si fa strada una certezza. Siamo arrivati fin qui, ancora. Come, dirà qualcuno, in serie D? Ma non ha capito nulla.


Siamo tornati alla vita, siamo tornati alla voglia di urlare "tutta la piazza", di accorrere in un giovedì sera d'agosto a fissare gli occhi sul futuro. Guardiamo Patrizia Testa e sappiamo quando le dobbiamo. Sappiamo anche che siamo solo all'inizio. E il primo miracolo che San Giovanni ci deve fare, è trovare altri che siano contagiati da questa nuova aria. Che la aiutino. Che ci aiutino. Che aiutino se stessi, perché se sono di Busto e possono farlo, devono muoversi, devono sentire una voce dentro di sé.  San Giovanni come tradizione già non ha fatto inganni: questo entusiasmo è sincero. Via chi non c'entra con lo spirito tigrotto e i suoi valori.
Che bello quell'ombrello biancoblù, fa fatica lo sguardo a staccarsi. Poi sento una voce nota: è Giannino Gallazzi. In questa magia di sera, mi dice: ti ricordi quel giorno a Roma, quando incontrammo il ragazzo sudafricano e gli spiegai la Pro Patria?

Sì, Giannino, e siamo tutti colti da un brivido. Adesso arriva la parte più difficile: spiegarlo ai ragazzi e meno ragazzi di Busto. E con questa atmosfera possiamo farlo.

Marilena Lualdi
giornalista de "La Provincia"

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