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LA PREALPINA 30 AGOSTO

Pietro Vavassori vuota il sacco

L’INTERVISTA L’ex patron della Pro Patria a tutto campo


L’idea era questa: sentire l’ex patron della Pro Patria, Pietro Vavassori, sull’ennesima battuta d’arresto del progetto per la realizzazione dei nuovi campi d’allenamento in zona “Speroni”. Poi la chiacchierata con l’a.d. di Italsempione ha toccato tanti altri temi.

Dottor Vavassori, ha sentito? Il progetto dei nuovi campi per la Pro Patria è ancora in stand by...

«Quand’ero a Busto, ogni volta che aprivo bocca su questo tema, s’innescavano polemiche su polemiche. Vedo che anche senza di me il problema non si risolve».

Lei non accettò neanche la convenzione col Comune.

«E vorrei vedere: mi sarei dovuto sobbarcare tutti gli oneri della bonifica. Una follia. E se durante la bonifica fossero saltate fuori brutte sorprese? Nessuno avrebbe potuto escluderlo. In tante altre realtà italiane, le amministrazioni forniscono alle società le strutture adeguate per fare calcio».

Non la sento per nulla sorpreso...

«Ahimè no. Se la cosa dovesse saltare, mi dispiacerebbe per la presidentessa Testa, che si sta spendendo anima e corpo per la Pro. Prima non si poteva fare niente perché alla guida della società c’era “il tiranno”. Adesso c’è una donna di Busto, ma mi pare che il supporto della città non sia granché diverso rispetto alla mia gestione».

È un problema della città, dunque?

«Vede, quando parlavo di Busto Arsizio facevo semplicemente delle fotografie. E quelle fotografie dicevano che, purtroppo, la “Busto che potrebbe” non muove un dito per la Pro Patria. Tanti bei discorsi, tante belle frasi, ma tutto questo non basta: ci vogliono i soldi».

Segue ancora la Pro Patria?

«Certo che la seguo. Il fatto che i bustocchi si siano dimenticati dei milioni di euro che ho speso per questa società, ricevendo in cambio vagonate di insulti, non significa che non sia ancora affezionato alla Pro Patria. Prima di partire per un viaggio di lavoro ho chiesto alla mia assistente di mandarmi tutti i risultati».

Senta, ma non è che sotto sotto…

«Alt, ho capito dove vuole arrivare. Le dico chiaro: no, un mio ritorno alla Pro Patria è impossibile. Ma se hanno continuato a insultarmi pure l’anno scorso, malgrado me ne fossi già andato! Eppure senza di me la Pro non avrebbe neppure partecipato allo scorso campionato».

Prego?

«Certo. Adesso lo posso dire: la fideiussione (quella per la Lega Pro 2015/2016 - n.d.r.) l’ha messa il sottoscritto: 400 mila euro, rischiando di tasca mia. Sfido chiunque a trovare un altro che avrebbe fatto la stessa cosa, dopo tutti gli insulti che mi sono preso».

Scusi, ma perché l’ha fatto?

«Per affetto verso la Pro Patria. Per stima verso Patrizia Testa. E perché pensavo ci fossero davvero le condizioni per un immediato rilancio».

La accusano di aver ritardato il più possibile la vendita della società.

«E sa perché? Nessuno, e dico nessuno, era in grado di garantire la fideiussione. Ho aspettato fino all’ultimo tutte le cordate, la realtà è che se non ci avessi pensato io, la Pro Patria non si sarebbe neanche iscritta. Eppure anche l’anno scorso sono stato additato come il colpevole. Ma cosa c’entra il sottoscritto se ancora a ottobre o novembre la squadra pigliava quattro gol a partita e i giocatori camminavano invece di correre? No, non potrei mai tornare a Busto».

Ma un pensierino lo ha fatto?

«Se mai lo avessi fatto - e sarebbe anche potuto accadere, vista la stima che ho per Patrizia Testa - avrei commesso un’altra stupidaggine».

La presidentessa Testa le ha mai chiesto di unire le forze?

«In modo esplicito, mai. Credo ci sia reciproca stima. Sicuramente c’è da parte mia: è una donna sincera, rispettosa e perbene. A Busto dovreste farle un monumento».

È rimasto sorpreso per le rapidissime dimissioni di Collovati?

«Sì, lo ammetto. Ma non dico altro: non faccio valutazioni su cose che non ho vissuto in prima persona».

Vavassori al Varese, anzi no; Vavassori alla Caronnese, anzi no... Facciamo un po’ di chiarezza?

«Puntualizziamo una cosa: io non sono mai andato a cercare nessuno. Mi hanno cercato in tanti, quello sì. Comunque, al Varese avrei dato una sponsorizzazione per il settore giovanile. Il discorso con la Caronnese era più articolato. Augusto Reina, grande uomo e grande imprenditore, mi ha interpellato: non avendo mai fatto la Lega Pro, ha voluto intavolare un discorso assieme a me. Dopodiché ha fatto le proprie valutazioni, che reputo sagge. E ci siamo salutati in modo amichevole e rispettoso».

La rivedremo nel calcio?

«Non è detto. Di sicuro, senza il calcio, ne beneficiano il mio conto in banca e la salute. Ma se ci fossero le condizioni giuste, chissà... Ormai sono diventato fatalista. Nella prossima stagione farò il tifo per la Pro Patria e per la Caronnese. Tanto sono in due gironi diversi».

Fra. Ingu.


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