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Ripartire da Caravaggio, ripartire sempre con una fede incrollabile, non importa quante volte scossa.
Per non mischiare sacro e profano visto che andiamo in un luogo di un importante santuario, chiamiamola fiducia. E questo primo turno di Coppa Italia in terra bergamasca la racconta tutta, nelle aspettative e nella trepidazione del popolo tigrotto. Per molti c’è tuttora aria di ferie, qualcuno si sta godendo ancora le meritate vacanze, ma il pensiero e le conversazioni vanno lì, al chiudo fisso: alla Pro Patria, alla ripresa della stagione, al primo test della Coppa Italia e al campionato che si aprirà. Chi se ne frega se senza derby: ci siamo noi, basta e avanza, e vogliamo cambiare in fretta scenario. 
Siamo in serie D, ma non si vede. E se qualche consueto rompiscatole gracchierà “Si vedrà nei  numeri allo Speroni”, gli rispondiamo… No anzi, non gli rispondiamo affatto.
La fiducia non è un azzardo. Non è solo legata alla passione. Questa volta abbraccia il progetto che c’è dietro, dentro questa stagione e ci vuole credere con una razionalità nuova.  Vede fatti e altri ne vuole vedere, in campo. Perché tutto è stato orchestrato a dovere –e a duro prezzo – perché la musica sia quella giusta.
C’è solo un buco nero in quest’avventura che si apre. E purtroppo anch’esso si lega alla consuetudine: la Busto che non segue, non con il tifo, bensì con il sostegno concreto al progetto Pro Patria dell’era Patrizia Testa. La Busto che “ci  sono altre cose a cui pensare, ben altre necessità”. Come se un progetto serio che coinvolge i giovani e il pallone, in un mondo dai valori dello sport feriti profondamente non rientrasse tra le necessità.
Ma siamo così folli – e qui sì, entra in campo la passione – da pensare che qualche bustocco si sveglierà. In caso contrario, faremo la Rossella O’Hara di turno: ci penserò domani, qualcosa ci inventeremo. Oggi deve giocare la Pro.
Marilena Lualdi
Giornalista de “La Provincia"

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