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Il derby … quanti di noi nella vita hanno sentito o pronunciato almeno una volta questa parola. Spesso però ci siamo domandati da dove essa tragga origine“derby” è di etimologia britannica e prende il nome da una città inglese della regione delle East Midlands, per l’appunto Derby, centro abitato in cui nel 1800 si giocava, negli ultimi tre giorni di Carnevale, una partita di calcio rudimentale tra due parrocchie limitrofe, la St. Peter’s e la All Saints, divise queste da un’accesissima rivalità. Sarà proprio da questa rappresentazione sportiva che il mondo dello sport, e soprattutto del calcio, ha ereditato e poi utilizzato questo termine .
Esso ha poi trovato in Italia un terreno più che fertile, dato soprattutto il forte spirito dell’eterno campanilismo che c’è nel nostro paese, diventando un nuovo strumento del contendere tra realtà divise da secolari rivalità. 
Per i tifosi il derby è la “partita dell’anno” oppure “la partita” tanto che molti vivono tutto l’anno nell’attesa del suo arrivo, il quale si vuole arrivi presto o tardi a seconda del risultato della partita precedente. 
Spiegare invece cosa si prova in queste partite è molto difficile, oltre che soggettivo; si sa solo che in esso si mescolano tante di quelle emozioni che è praticamente impossibile riportarle a parole. E’ sbagliato quindi definire il derby una partita come le altre; chi di noi, quando vengono stilati i nuovi calendari della stagione, e si ha la rivale nel proprio girone, per prima cosa, dopo essersi accertato dell’avversario di fronte alla prima giornata, non si precipita subito a vedere quando sarà il derby? 
E’ impossibile infatti rimanere impassibile al suo fascino poiché in esso si mescolano sensazioni inenarrabili in cui si fondono storia, tradizione e differenze, diventando così un grande spettacolo con contorni e vicende tutte da raccontare e poi da vivere e che, in caso di vittoria, servono a cementificare il tifo ma soprattutto ad unire la comunità che lo vive. 
L’esito di questa partita può determinare persino il “destino” del tifoso poiché se hai la fortuna di vincere il derby ti ritroverai in uno stato euforico e di gioia a cui, per fortuna, non ti abituerai mai. Se lo pareggi dipende da come lo hai fatto, ma praticamente lo status quo rimane inalterato, ma se invece lo perdi … sai che il tuo avvenire, tra un derby e l’altro, sarà costellato da continui strali e sfottò da parte dei tuoi avversari che faranno sempre in modo di rammentarti quel risultato, e tu non potrai fare niente per evitarlo ... nulla potrà rimarginare quella ferita, solo la vittoria nello scontro seguente potrà cicatrizzarla.
Il derby è quindi come un fuoco che arde perenne nella tua anima e che non si affievolisce mai, poiché c’è sempre un qualcosa o un qualcuno che lo alimenta, tanto da far si che si dica che in alcune “piazze” si viva sempre il “clima del derby”, il quale neppure il calcio moderno, dove certi valori si sono del tutto persi, ha saputo cancellare in quanto esso pare essere l’ultimo baluardo che riesce a resistere in un mondo sportivo oramai privo di certi valori.

Ci faranno rivivere queste emozioni? Lo spero proprio … 

ANDREA D’EMILIO

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