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L'Adunanza Generale Straordinaria della “Pro Patria et Libertate Società di Ginnastica e Scherma” fondata a Busto Arsizio nel 1881, tenutasi il 26 febbraio 1919, deliberò l'accorpamento delle proprie attività patrimoniali in un nuovo Ente denominato “ Pro Patria et Libertate Unione degli Sport Bustesi” al qualeaderironole società bustesi Aurora, Victoria Busto, Unione Sport e Juventus.
Godendo dei meriti sportivi dell'Aurora in attività formale dal 1910 e dal 1913 iscritta al Campionato di Promozione Lombardia girone A, pari all'attuale serie B, l'USB Pro Patria et Libertate venne inserita nel campionato di 2^ Categoria Lombarda – girone A. Ottenne l'ammissione al girone finale , la  promozione al Campionato di 1^ Categoria- girone A( attuale serie A).
 
Alla 2^ gara di campionato disputata a Busto in via Valle Olona il 31 ottobre 1920 , i biancoblu ebbero ragione del Monza(2 a 1) con 2 reti di Azimonti Giuseppe detto "cattoni" panettiere eccellente con forno a legna situato a Busto Arsizio in via Roma, angolo Piazza Trento e Trieste.
 
Girava voce che in occasione delle vittorie casalinghe della Pro Patria i“cattoni “ vendevano il pane alla clientela“cin ghei in menu al chilu”.
Asso indiscusso di quella squadra era il velocissimo attaccante Marcora Attilio detto caramèla, ceduto afine stagione al Saronno, previo congruo compenso. Caramèla con i biancocelesti seguitò a giocar bene tanto da meritarsila maglia azzurra contro la Svizzera nel 1921, ovvero il 1° calciatore azzurro nato in provincia di Varese.
 
Il figlio di Attilio, Paolo, cresciuto nel settore giovanile  biancoblù sapientemente gestito dall'ex giocatore di Pro Patria e Lazio Alfredo Monza, contribuì a rifilare 5 gol all'Inter il 22 giugno 1952.
Nel 1953 fu trasferito al Torino dietro gradito  corrispettivo di denaro sonante.
Non è che l'erba del vicino è sempre più verde, ma per rimanere nel calcio recente, Michelino Ferri ed Eros Pisano (Varese, Pisa, Varese, Palermo, Genoa, Hellas Verona), nati a Busto Arsizio, hanno imparato a praticare buon calcio all'Ardor e all'Antoniana: merito solo dei campi di allenamento?
 
 
Giorgio Giacomelli

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