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Lo scorso anno i tifosi applaudirono una squadra che vinse una partita in tutto il campionato. Quest’anno hanno rumoreggiato dopo una vittoria e due pareggi. Da educati a maleducati? No, non è questo il punto. Il tifoso nel tempo si è evoluto, non è più il beota di una volta dotato di solo cuore e niente cervello pronto ad incitare la squadra a prescindere. L'evoluzione dell’informazione e della proposta televisiva ha allargato le conoscenze tecniche e la capacità di analisi tattica della gara con conseguente aumento della competenza media.  Lo scorso anno questo ha permesso di rendersi conto che l’auto biancoblù era una “500”con pochissimi cavalli. Per cui, se fosse stata guidata da Oliva, da Mastropasqua, da Pala, o da Hakkinen non sarebbe cambiato nulla. Ne seguì un atteggiamento di comprensione (e compassione), soprattutto per i passeggeri più giovani, che ogni domenica salivano su quell’auto e che fine corsa ricevettero quasi sempre l’applauso, a prescindere dalla posizione occupata (l’ultima). Una dimostrazione di grande intelligenza dei tifosi che compresero la situazione e attesero con pazienza le dimissioni degli ingegneri che costruirono quel mostro. Quest’anno la situazione è diversa, anche se i tifosi sono rimasti gli stessi. Non si sono “maleducatizzati” nel frattempo, ma, rispetto al passato, si sono resi conto che l’auto è cambiata e che può competere per le prime posizioni. L’aspettativa, dopo i testacoda dello scorso anno, è salita e la pazienza non è una dote di nessun tifoso al mondo. Inutile illudersi o far finta di niente. La corsa è lunga e il tifoso sa perfettamente come finì ai tempi di Cusatis, ma sa anche come finì in tante altre volte, quando si chiuse la stalla a buoi scappati. Per cui, si preoccupa, va in ansia, soffre ed esprime il disagio con reazioni forti, figlie delle passione. L’auto sembra avere il motore imballato e questo potrebbe essere una scelta dell’ingegnere di corsa che ha scelto una strategia che prevede pochi pit stop, ma quel che preoccupa sono le scelte del “pozzetto”. Si fatica a capire il motivo per il quale si è scelto di confermare il turbo Santana senza mai attivare la “power unit”. L’impressione di andare a tre cilindri per una scelta consapevole fa nascere interrogativi e attiva il processo. Questa è il punto da smarcare, conseguenza però di un eccesso di educazione tecnica dei tifosi, ormai abituati a seguire la partita più dalla panchina che dalla tribuna e non di maleducazione degli stessi. Da considerare anche il fattore “piazza”. Con rispetto parlando, Busto non è Grumello, per cui è normale che le pressioni siano diverse. Busto, seppur decaduta nella categoria, fa ancora parte delle piazze storiche dove si respira calcio dalla mattina alla sera. Chi può vantare il seguito che la Pro Patria sta avendo in serie D? Pochissimi. Con questo non si vogliono giustificare gli eccessi (che peraltro non ci sono stati), ma solo fotografare una realtà fuori dimensione per questi colori. Ieri, si sono vissuti in tribuna stampa episodi incredibili quanto a “bon ton” con un cerimoniale di welcome che ha fatto a pugni persino con il buonsenso. Episodi che ci hanno fatto ripiombare nel medioevo con ingresso vietato in tribuna stampa ai cronisti ospiti in quanto “qui siamo a casa nostra e comandiamo noi, per cui entriamo solo noi…”. Episodi che fanno capire che la retrocessione ci ha fatti piombare in un mondo quasi offensivo verso la nostra storia e le nostre tradizioni. Inutile fare gli gnorri, non è facile per nessuno frequentare questi campi accettando che si possa perdere perché “il Caravaggio, o lo Scanzorosciate, o il Dro hanno valori tecnici importanti per la categoria…” Noi siamo la Pro Patria…e seppur non bastino gli slogan per vincere  è chiaro che ogni domenica la tifoseria si aspetta di vincere a prescindere. Questo era il rischio preventivato a inizio stagione e tale rischio si sta puntualmente materializzando. E’ chiaro che questa aspettativa è troppo ambiziosa e persino dannosa sulla tranquillità dell’ambiente, dei ragazzi e del piano a lungo periodo annunciato dalla dirigenza, ma trattasi di male dovuto e forse persino voluto per rifiutarsi di livellarsi ad una categoria che l’ambiente fatica e faticherà ad accettare nelle sue mille sfaccettature. La serie D è l’inferno del calcio ed è la giusta punizione per anni da peccatori e su questo non ci piove. Forse lo sforzo collettivo da fare è tenere conto che la pena la stanno pagando tutti tranne chi l’avrebbe meritata. Per cui, soffriamo tutti insieme per cercare la redenzione. Siamo solo al primo girone, il limbo, ne mancano  altri otto per vivere l’Inferno della Divina Commedia. Andrà fatto fino in fondo, solo così si potrà sperare di leggere il finale migliore. E, a proposito di auto, domenica arriverà il Monza che di autodromi se ne intende. Serve la “pole position” e il modo migliore per ottenerla è di inserire il Il KERS, ossia il Kinetic Energy Recovery System (“sistema di recupero dell'energia cinetica”), un dispositivo elettromeccanico atto a recuperare parte dell'energia cinetica di un auto durante la fase di frenata per trasformarla in energia meccanica o elettrica, nuovamente spendibile per la trazione del veicolo. Ecco, la Pro Patria a Caravaggio ha frenato, adesso occorre ripartire con nuova energia proveniente proprio da quella frenata. Forza ragazzi!
Flavio Vergani

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