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Mister Bonazzi e Mattia Mauri concordi nell’analisi post partita: “Ci manca la cattiveria”. I tifosi replicano: ”Il modulo è sbagliato”. La verità, come sempre, potrebbe stare nel mezzo. O, forse, sarebbe meglio che avessero ragione i tifosi visto che il modulo si cambia, mentre la cattiveria non è in vendita. Inutile illudersi, ci sono giocatori come Dato, Tramezzani, Boscolo, Calzi e Cristiano che bastava osservarli scendere dalla loro auto per capire quanto fossero “cattivi”. Sensazione che non si provava con altri atleti, per esempio, Bruccini, stimati per doti diverse dall’agonismo. In questa Pro Patria chi ricorda i primi e chi il secondo? Vediamo più Bruccini che Dato, ne segue che la cattiveria agonistica la si potrà migliorare un po’, ma non troppo, visto che trattasi di un dono di natura difficilmente coltivabile in chi ne è sprovvisto. Quindi, l’analisi del mister origina preoccupazione. La differenza tra due squadre simili la fanno i dettagli, il Monza ha capitalizzato due errori della Pro Patria che non sono apparsi casuali visto che già nel passato si erano evidenziati in  tutta la loro evidenza. Mister Bonazzi dice che: “sul primo goal non è possibile far portare palla per 30 metri all’avversario e farlo crossare…”, ma chi non ricorda il primo tempo di Bergamo o il secondo di Caravaggio? In quelle occasioni gli avversari scorazzavano a centrocampo a loro piacimento, tanto da trasformare il bergamasco Morosini nel sosia di Messi. Occorre distinguere errori casuali, che sempre ci saranno, da errori sistematici che vanno corretti. “Miglioreremo nel tempo” è un ritornello che ha certamente il suo perché, occorre tenere conto che anche gli altri miglioreranno,per cui non è per niente certo che il miglioramento dei tigrotti basti per ridurre il distacco. I punti che separano dalla vetta sono sette dopo quattro giornate, crediamo che anche il più pessimista dei tifosi non si aspettava un tale divario dopo così poche giornate. Che in serie D sia difficile vincere era cosa nota, che la Pro Patria abbia iniziato un piano di sviluppo a medio termine che non prevede la promozione subito è altrettanto cosa nota, ma che questa squadra e soprattutto lo staff tecnico di primissimo piano di cui dispone potesse incontrare così tante difficoltà crediamo sia un brutta novità per tutti. Grave è la frattura tra il mister e i tifosi che certamente non aiuta in termini di tranquillità dell’ambiente, forse qui servirebbe qualcosa simile alla famosa “risottata del Giannino” che hai tempi di Vavassori cementò l’ambiente dopo aver lavato i panni in famiglia. Servirebbe per evitare anche ripercussioni sull’operazione simpatia avviata dalla nuova dirigenza che ha portato allo stadio tifosi assenti da molto. Qualcuno ci ha fatto presente che “non è cambiato niente dall’ultima volta, contestazione c’era ai quei tempi e contestazione c’è stata oggi…”. Il disaffezionamento immediato è un rischio da non correre. L’obiettivo di questa stagione chiaramente dichiarato potrebbe essere un viatico nella ricerca dell’unità di intenti. Si fatica a capire se le promozione è obiettivo primario, oppure se si persegue il possibile salto di categoria percorrendo altre strade, citiamo ad esempio i playoff per la pole position nella lista delle ripescabili. Nel primo caso occorre arrivare primi e non sembra che questa squadra con questo modulo lo possa fare, nel secondo caso basterebbe arrivare quinti. Il che non è la stessa cosa. Forse, essere chiari sul punto aiuterebbe nel dimensionare le aspettative della piazza. Mister Zaffaroni nel dopo gara ha sintetizzato la difficoltà della serie D, un campionato che devi prima conoscere per poterlo vivere da protagonista. Il Monza ha vissuto l’inferno del dilettantismo lo scorso anno facendone tesoro. Per cui, nulla è scontato. Di questo occorre farsene una ragione.  

Flavio Vergani

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