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La vittoria con il Lecco porta tre punti importanti ed ha ragione mister Bonazzi quando dice che belli o brutti sono sempre tre punti. Tre punti brutti che fanno seguito ad un punto non bellissimo ottenuto nella trasferta di Bergamo e questo ha sollevato qualche perplessità nella tifoseria che si aspettava fin da subito un gioco più brillante. L’esperienza insegna che le prime giornate sono sempre influenzate da molte variabili quali la preparazione fisica, l’amalgama della squadra, l’inserimento dei nuovi giocatori, per cui aver ottenuto quattro punti su sei incontrando due squadre di fascia medio alto significa che la Pro Patria ha dei valori importanti sui quali costruire il proprio futuro. Certo è che al tifoso piace analizzare partita per partita, questo è il bello dell’appuntamento domenicale che permette a ciascuno di improvvisarsi allenatore per un pomeriggio cercando conferme alle proprie teorie. Per cui, raccogliendo qua e là le impressioni dei tifosi emergono due punti fondamentali sui quali si basa la discussione. Il primo riguarda la difficoltà di dare un valore a questa categoria. Per alcuni quanto visto finora è troppo poco, per altri è allineato al livello medio della categoria, per altri ancora è superiore. Per esempio, Ottavio Tognola, noto giornalista locale che ha seguito lo scorso anno diverse gare di serie D, assicura che il livello medio è molto basso e non c’è da aspettarsi molto di più di quello visto finora. Altri, assicurano che squadre come il Monza e lo stesso Varese (seppur in altro girone) hanno valori superiori, scontrandosi però con quanto detto dal responsabile dell’area tecnica del Lecco che ha definito la Pro Patria più propositiva del Monza. Il secondo aspetto riguarda il modulo tattico scelto da mister Bonazzi, un 4-3-3 che in queste prime partite ha mostrato qualche difficoltà a centrocampo dove spesso i tigrotti si trovano in inferiorità numerica, subendo l’avversario. A Bergamo, nel primo tempo, l’aspetto è emerso in tutta la sua evidenza. Certamente disporre di tre punte come Bortoluz, Santana e Mauri, obbliga ad avere tre mastini a centrocampo per poter “fare diga” quando sono gli avversari ad attaccare. Al momento, anche e soprattutto a causa della condizione fisica, l’azione di rottura fatica ad imporsi e spesso si soffre l'inferiorità numerica. A questo si deve sommare relativamente alla gara di ieri, l’adattamento a terzino sinistro di Piras un destro naturale, per la mancanza di un mancino puro disponibile in quel ruolo che certamente non ha aiutato gli equilibri della squadra. Un modulo che lascia un dubbio anche a riguardo di Disabato, che sembra non essere a proprio agio in questo centrocampo a tre. Un adattamento difficile che ricorda quello di Cortesi ai tempi di Cusatis poi risolto in modo brillante da un cambio tattico in corsa. E, questo nome, fa tornare in mente quella partenza difficilissima della Pro Patria che poi innestò la quinta marcia stendendo tutto e tutti con una magica progressione. Per cui, forse ragione il  buon Bonfanti  uncle, uno che la serie D la conosce bene, che predica pazienza ormai da mesi e avverte sulla difficoltà della categoria per non incorrere nell’errore di considerarla una passeggiata contando solo sul fatto di “essere la Pro Patria”. Le parole di Mario Santana che ha dichiarato di essere in difficoltà in questo momento  confermano le difficoltà di questa categoria. Se un professionista  come Santana con trascorsi in serie A e fisicamente ancora intatto fatica a trovare la misura in un campionato sulla carta denominato dilettantistico , significa che probabilmente di dilettantistico qui c’è poco. Per cui, attendiamo con fiducia la crescita fisica dei tigrotti con la certezza che tra qualche domenica li vedremo freschi e brillanti e pronti a stupirci. Quattro punti su sei ottenuti con il motore ingolfato sono tanta roba, per cui il bicchiere è certamente mezzo pieno, proprio come dice il nostro Merlotti.

Flavio Vergani

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