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Le parole del duo Turotti-Asmini hanno finalmente aiutato a capire gli obiettivi della stagione e i contenuti del mandato a loro affidato. Non si può certamente dire che, fino a ieri, gli stessi fossero così chiari alla tifoseria, anche perché dalla presidenza si erano percepiti segnali completamente diversi. Forse la puntualizzazione è arrivata un po’ tardi visto che l’insofferenza mostrata dalla piazza risale alla terza giornata di campionato, per cui era chiaro che non poteva essere figlia di aspettative limitate solo” ad un buon campionato”.
In queste occasioni regnano le soggettività, le correnti di pensiero, i partiti presi e le convinzioni radicate, ci vogliamo sforzare di presentare un’analisi oggettiva, ossia fondata sui fatti e non sulle interpretazioni per confrontarci con le parole di Asmini e Turotti entrando nel dettaglio di quelle che riteniamo più significative viste dal punto di osservazione occupato dai tifosi.
Tempo fa una risottata al Pro Patria Club ebbe il potere di risolvere i conflitti e stabilire una unità d’intenti perfetta. Il segreto fu quello di parlarsi chiaramente su punti anche scottanti. Con coraggio da parte di tutti e con rispetto della parti. Forse parlare di quello che si percepisce in modo poco chiaro può aiutare a trovare una punto di incontro che sappia far scoccare la scintilla. In genere chi contesta lo fa per far sentire la propria voce, facilitare un confronto diretto tra le parti diverso dal processo sommario che anche ieri è avvenuto sul campo, potrebbe essere utile allo scopo.
Veniamo all’analisi delle dichiarazione di ieri.
Turotti:”Il progetto condiviso non prevedeva la promozione immediata, ma una crescita generale non solo della squadra ma di tutta la struttura societaria. Alla squadra si è chiesto di ottenere il massimo possibile…L’ho detto fin dalla mia prima intervista”.
Carta canta a riguardo di quanto afferma il direttore sportivo, per cui nessun dubbio a tale riguardo, ma è anche vero che un progetto sportivo richiede, come tutti i progetti, di una valorizzazione quantitativa e non solo qualitativa. Il “massimo” non è facilmente identificabile e non aiuta a capire la vera identità del progetto. Si può dare il massimo e arrivare ultimi. Forse qui serviva essere più sfidanti comunicando l’obiettivo con diversa definizione, oltre che con altro tempismo visti i malumori che da inizio campionato o quasi serpeggiano tra la tifoseria. Ora è chiaro, il progetto biennale non prevede l’immediata promozione. Ma solo ora…
Turotti: ”Abbiamo scelto un allenatore giovane perché il progetto è basato sulla crescita dei giovani…”
Chiaro il concetto, da capire se è questo l’allenatore giovane adatto al progetto. Essere giovani non è una garanzia, anzi, spesso è un limite. Vedasi i giovani in squadra che “cresceranno”, ma, detta fino in fondo, a spese della Pro Patria, visto che quando saranno cresciuti se ne andranno da un’altra parte. Finora è quanto accaduto.
Turotti:” Non è una questione di costi: se facciamo questi discorsi, allora l’anno scorso il Leicester non avrebbe potuto vincere la Premier League perché aveva la metà del budget di altre squadre. Anch’io ho sfiorato i playoff per andare in A, spendendo la metà rispetto ad altre società”
Vero, ma qui si parla dell’esatto contrario, ossia non si chiede ad una squadra che costa la metà delle altre di vincere il campionato, ma a una che, da quanto si è sentito nelle scorse settimane, costa come le pretendenti alla vittoria finale che non riesce a decollare.   
Turotti: “Il mister avrà le sue colpe, come le hanno i giocatori, alcuni dei quali stanno rendendo al di sotto delle  aspettative”
Verissimo. Da capire il motivo che non può sempre essere circoscritto sempre e solo agli infortuni, agli episodi (il calcio vive sugli episodi) e alla maturazione dei giovani. Da chiedersi se il rischio di portare a Busto giocatori freschi di infortuni  è stato un rischio calcolato e se la rosa è immune da difetti di costruzione. Da considerare anche il grado di feeling dei giocatori con il mister, elemento che, seppur escluso a priori dal direttore, potrebbe essere da rivalutare.
Turotti:” È giusto pretendere di più, rispetto a quello che stiamo vedendo, io per primo non sono contento,ma non possiamo neanche far diventare ogni partita una questione di vita o di morte. E qui ci sono state contestazioni dopo tre partite, con la squadra ancora imbattuta”.
Vero, ma trattasi di valutare la causa e l’effetto. O si crede nella premeditazione (che non esiste), oppure c’è da considerare i motivi per i quali è accaduto. Forse, fin da allora serviva essere chiari sull’obiettivo che peraltro appariva del tutto “challenging” fin dallo slogan scelto per la campagna abbonamenti. Sfida al momento persa visto che ieri a Ponte san Pietro c’era la metà della metà dei tifosi presenti a Caravaggio.
Turotti: “Se si va avanti con me, sarò io a decidere. Cosa dovrei fare, mandar via un allenatore che oggi non aveva a disposizione tre giocatori fondamentali? Continuando a cambiare allenatori, dirigenti e giocatori, non si costruisce mai niente”
Vero, ma è anche vero che ci sono coppie felici solo dopo aver avuto il coraggio di divorziare. La tifoseria percepisce una difesa estrema del tecnico, quasi per non ammettere una colpa da parte di chi lo ha scelto. Nel passato capitò con lo stesso con Cusatis, ma allora si cambiò il modulo che poi divenne vincente, oggi non si percepisce volontà di cambiamento, nonostante la performance non perfetta. Questo infastidisce la tifoseria. 
Asmini:”In questi anni la Pro Patria è retrocessa due volte eppure nessuno contestava come in questa stagione. Per distruggere ci vuole un attimo, mentre costruire non è facile. Cambiare allenatore e giocatori vorrebbe dire che io e Turotti siamo due deficienti che hanno sbagliato tutto, ma visto che non lo siamo, bisogna avere pazienza».
Vero, ma la differenza sta nei dettagli. Il periodo di riferimento temporale scelto dal direttore generale si riferisce a periodi nei quali si era ben capito che il budget era prossimo allo zero e che l’obiettivo era ben lontano da una salvezza sul campo (si sperava più nel ripescaggio che nella salvezza diretta). Per cui i tifosi se ne fecero una ragione applaudendo( e non contestando)una squadra impresentabile in Lega Pro. Fu un’eccezione a conferma della regola. Da notare anche che i tifosi contestarono anche la squadra che vinse un campionato e centrò una clamorosa impresa salvandosi, nonostante 13 punti di penalizzazione. Per cui fa parte del dna di questa piazza. Di cosa stupirsi? Nessuno ha dubbi sulla professionalità di Asmini e Turotti, due personaggi di assoluto valore che tutti ci invidiano, ma forse è proprio per questo che i tifosi sono disorientati. Quando lo staff era impresentabile si perdeva, adesso che è arrivato il “top” si perde ancora. La richiesta di “pazienza” è lecita e condivisibile, il Monza non ha vinto subito, la Caronnese ci tenta da una vita, il Seregno pure, ma la richiesta è arrivata ieri, non prima…Perché?


In sintesi, comunicare aiuta a capire. Forse, quello che si è detto ieri si poteva dire prima. L'impressione che l'allenatore sia stato lasciato troppo solo nella relazione con la piazza è del tutto concreta. Forse, dopo le sue discutibili dichiarazioni relative all'educazione" dei tifosi (che poteva risparmiarsi), poteva e doveva essere maggiormente tutelato per non ledere il già scarso feeling con i tifosi. Inutile girarci intorno o far finta di niente, la tifoseria si attendeva un allenatore di nome, navigato e con curriculum importante. Bonazzi è stata una sorpresa per tutti, come lo fu Cusatis. Se avesse vinto subito avrebbe tolto subito tutti i dubbi, non riuscendoci ha pagato lo scotto del noviziato. Del suo ci ha messo molto con un esordio comunicativo che era meglio evitare.
Ma, c'è tempo per crescere tutti insieme, soprattutto dopo il chiarimento sugli obiettivi che da oggi eviterà che si creino false aspettative.
Un punto importante alla vigilia della sessione di calciomercato che potrebbe, se non gestita correttamente, generare altrettanti malumori.

Flavio Vergani

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