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Gli amici, sono ciò di cui avverti il bisogno a maggior ragione, di fronte a una gioia esplosiva come a un dolore. Figurarsi i capitani. Figurarsi dopo una domenica come questa in cui ci sentiamo tutti deliziati da una squadra travolgente e impeccabile. Dobbiamo affrontare la capolista e congeliamo ogni aspettativa, poi ecco che una, due, tre volte tocchiamo il cielo con un dito. Neanche possiamo dichiararlo solo per la vittoria: è la fame, l’incredibile fame di questi tigrotti che ancora sul finale vogliono divorare tutto ciò che trovano, a farci impazzire di felicità. Io devo dirlo a qualcuno di speciale. E gli mando un messaggio che vuole essere solo una riconoscenza silenziosa, perché mi ricordo quando le cose non giravano, non giravano affatto, e lui era l’unica certezza prima dell’arrivo di Patrizia Testa. Ma è lui a dirmi: manda a tutti l’immenso affetto che provo per voi. E io non posso che eseguire l’ordine del capitano. Matteo, Matteo, Matteo. Tu avevi scritto a Patrizia Testa, sussurri, perché in questa maglia credi come prima, più di prima: quanto sudore – esclami – c’è lì dentro, quanta passione. Tigrotti, onorate quella maglia, gridavi. E ora che sta accadendo, tu sorridi, tu ti rallegri, capitano Serafini. 
Hai ragione: non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta. E  l’affetto degli amici che restano con noi anche quando sembrano lontani, ci spinge avanti, assieme all’appetito delle tigri.

Marilena Lualdi

Giornalista de “La Provincia”

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