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Sono tornate le nostre domeniche. Quelle della quattordici e trenta in inverno e le quindici in primavera. Sono tornate le mattinate organizzate "pro”Patria che fanno scegliere l’orario giusto della messa per chi va a messa, o il menù del mezzogiorno che deve essere rapido e leggero per arrivare in orario. E’ tornato il piacere di arrivare al posteggio dello stadio in trasferta e vedere tanti volti noti che inorgogliscono per l’appartenenza alla famiglia biancoblù. E’ tornata l’emozione forte che ti coglie quando vedi apparire i colori biancoblù appena fuori dagli spogliatoi. E’ tornata la spontanea voglia di gridare Pro Patria, avvertendo che quell'urlo arriva dalla cantina dell’anima. E’ tornato quel senso di appartenenza ai colori che ora appaiono limpidi, accecanti, caldi di passione, dopo i daltonismi del passato che li avevano stinti e resi grigiastri. E’ tornato il sogno che fa volare alti con la fantasia trasformandola in possibile realtà. Nulla appare più impossibile. Chi ci ha creduto fin dall’inizio gode doppio, chi ha dubitato che metà di questi ragazzi non fossero all’altezza della categoria si defila e gode la metà, in silenzio, espiando nella solitudine gli antichi pregiudizi. E’ tornata la Pro Patria!
Il clima si riscalda, già fin troppa gente di quella che la vedi solo quando si vince ha incominciato ad interessarsi. Siamo ai fondamentali per sapere come si compre il biglietto per domenica prossima. Quanta rabbia di fronte a questo opportunismo, ma va bene così. Per innamorarsi serve conoscersi e questa Pro Patria ha fascino da vendere. Certamente un po’ di fastidio e di gelosia i soliti tifosi noti la avvertono, ma occorre ignorarla, superarla. Per non rimanere sempre i soliti. Quattro vittorie di fila basteranno per riempire il pullman delle trasferte del Pro Patria Club? Tre di fila non sono bastate e questo fa riflettere. Adesso siamo al poker con in arrivo la capolista e si attende la risposta più importante: il nuovo modulo terrà anche con una squadra più in alto in classifica? Se così fosse si potrà davvero iniziare a sognare. La Pro Patria è tornata, non contano le vittore ottenute, conta quello che gli inglesi chiamano il “mood”, ossia l’umore, il feeling, la percezione ambientale che ha iniziato ad avere certezze e dato disponibilità a sostenere il progetto come da tempo non accadeva. “Vi vogliamo così…” è stato il grido della curva ultrà a Lodi, la reazione spontanea nei riguardi di un atteggiamento tigrotto del tutto allineato con la storia e la tradizione di questi colori. Una squadra che è il braccio armato di una società che lavora nel silenzio, che non ama le esclusive sui giornali e nemmeno il palcoscenico degli eterni insoddisfatti che bene o male tutti in questi ultimi anni hanno calcato, rimanendo concentrata sul progetto. Il primo esame è stato superato a Ponte san Pietro quando la proprietà nel silenzio assenso ha dato un segnale fortissimo verso lo staff dirigenziale e tecnico. Il progetto va avanti e la fiducia è totale, nonostante i risultati avrebbero potuto far girare la testa. Si è cambiato il modulo, ma non le persone, nonostante i famosi esperti che da 40 anni pontificano durante gli allenamenti e le partite casalinghe avessero già dato la scontata sentenza. Cresce la Pro Patria, crescono i suoi giovani, non solo quelli della prima squadra (con un Arrigoni, un Barzaghi e un Bortoluz che rubano l’occhio a più di un osservatore presente in tribuna), ma anche quelli del settore giovanile che sta risorgendo grazie alle cure del bravo Scapini. La sensazione di avere in mano un neonato, anzi una neonata Pro Patria per la quale si prospetta un grande futuro è del tutto concreta. Dei piccoli a volte occorre sopportarne qualche pianto e capriccio, ma se in loro c’ è del talento il sacrificio diventa del tutto sopportabile.
Forza Pro Patria non ti fermare!
Flavio Vergani

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