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Il campo è come il palcoscenico degli artisti. C’è luce che illumina i successi, ci sono gli applausi per i protagonisti. Dietro c’è tutto il resto che se ben organizzato e finanziato produce musica, diversamente si rischia il teatro comico. Sabato mattina alla rifinitura il buon “Silvio” commentava l’articolo del Tigrottino, dove si citava che lo scorso anno avevamo una squadra impresentabile per la categoria, facendo notare che quasi tutti gli ex tigrotti giocano in Lega Pro. Montini, giusto per fare un esempio ha segnato ben 7 goal nel Monopoli. Giusta l’osservazione, ma è anche vero che di quella dirigenza maggioritaria nessuno oggi è in Lega Pro. Al massimo li si trovano in televisione. Alla presentazione di Riccardo Colombo il duo Asmini-Turotti ha fatto il punto sul lavoro di ricostruzione che stanno portando avanti e si è percepito tutto l’impegno che stanno mettendo per portare delle stars sul palcoscenico e non dei comici. Forte è stato il messaggio che privilegia l’unità di intenti, l’affiatamento del team, la compattezza dell’unità Pro Patria. Punti fermi di un progetto fondato su pilastri piantanti nella roccia per evitare che la struttura possa oscillare nei momenti difficili. La prova della prima scossa è stata superata. Oggi la Pro Patria ha il suo allenatore che vince, i suoi giocatori che giocano, le scommesse sono diventate certezze, i giovani presunti brocchi incantano. Il vento forte non ha smosso i fari di riferimento e la rotta è stata mantenuta. Sul palcoscenico dello “Speroni” è andata in scena la quinta replica dello spettacolo biancoblù, anche grazie allo staff che è il vero valore di questi live vincenti. L’impresaria non è arretrata di un passo di fronte a chi le consigliava di cambiare cantanti, consigliandola persino di riportare Busto persone del passato che ricordavano tanta malinconia. Ha dato fiducia a solisti e coristi certa che avrebbero smesso di stonare. Lo sguardo è sempre fisso sulle “voci bianche” di Scapini, un uomo che sta lavorando sodo seminando con passione e pazienza quell’orto diventato sterile non per colpa della semina, ma dei contadini. Diceva Asmini sabato scorso: “I risultati del settore giovanile sono positivi, non pensiate che sono cambiati i giocatori, ma solo gli allenatori”. Chiamali "solo"! La Pro Patria che vince sul campo abbaglia e muove l’entusiasmo, ma lo sguardo deve andare oltre per comprendere l’intero progetto che vale molto di più di un singolo concerto. Si sta costruendo qualcosa di importante che possa essere un patrimonio futuro dal quale incassare le cedole. Lo sforzo economico di oggi è mostruoso se paragonato alla categoria e di questo occorre darne atto alla presidenza che ha allargato ancora i cordoni della borsa  per Colombo pur di non lasciare nulla di intentato. Abbiamo visto la partita di ieri di fianco all’osservatore dello Scanzorosciate origliando la telefonata fatta alla dirigenza bergamasca tra il primo e il secondo tempo del match. Diceva: “questi sono forti, hanno Barzaghi che spinge, una difesa forte, Santana fuori categoria, Bortoluz giovane di grande prospettiva. C’entrano poco con la categoria". Certamente è così, ai punti la Pro Patria sarebbe già promossa, ma purtroppo non basta. Un organico con Asmini, Turotti, Scapini, una squadra con Santana, Ferraro, Colombo, Di Sabato, una presidenza con Patrizia Testa, non c’entra nulla con la categoria. Forse non basterà, il tempo darà il suo verdetto, ma certamente chi oggi chiede della Pro Patria avrà finalmente un’unica risposta: è una squadra forte con una società seria. Questa è la vera vittoria, questo è il vero assolo del concerto, questo è il vero inno di fiducia e di speranza, questo è lo spartito con le giuste note per il prossimo disco. A questo team unito deve aggiungersi la tifoseria che può fare la differenza e ieri l’ha fatta. La standing ovation ha incoronato la prestazione dei ragazzi, ma quell'applauso avrebbero potuto farselo i tifosi per il loro apporto. Una curva commuovente e organizzata, tutti gli altri fantastici nella loro spontaneità. In molti hanno commentato di aver ritrovato le gioie dei vecchi tempi, cacciando via la nostalgia per una nuova gioia, quasi inattesa e per questo travolgente. Si è tornati in tripla cifra con quel 1032 che da tempo non si registrava. Record migliorabile, ma l’impressione che la sfida lanciata a inizio campionato dal claim societario che sfidava i bustocchi a venire allo stadio possa essere vinta. Oggi chi trova una scusa del passato per rispondere no all'invito societario, mente sapere di mentire visto che non ci sono più scuse, al limite sono(legittime)scelte. Ma, questa è un’altra storia.

Flavio Vergani

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