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Cinque pullman al seguito di una squadra di serie D, peraltro non in testa, sono “tanta roba”. Oseremmo dire un’impresa. Non era semplice fare volume nell' enorme stadio brianzolo, i bustocchi ci sono riusciti meglio dei locali. I tifosi sono pronti per la promozione. L’impresa va condivisa con Patrizia Testa e il suo staff capaci di riaccendere il fuoco della passione. Questa è la vittoria di quest’anno. Una grande vittoria che non va sottovalutata o persa di vista. La società è pronta per la promozione. Non è arrivata l’impresa sul campo. Troppo lontano il Monza quanto a valori tecnici e assortimento della rosa, ma quello che più ha fatto soffrire è stata la facilità con la quale gli avversari hanno vinto. Sugli spalti è mancata fin da subito l’emozione di vivere un match sognato da mesi. E’ sembrato di avere in mano solo per un attimo il cono di gelato a lungo desiderato quando lo stesso si è subito spezzato cadendo a terra senza poterlo nemmeno leccare una volta. L’attesa sfibrante ha avuto una fine immediata, neppure si è avuta l’impressione di aver giocato la partita. La squadra non è sembrata pronta per la promozione. Tigrotti stanchi per la gara di mercoledì? Forse si, ma quel che si è visto ieri è stato che il Monza per segnare due reti ha speso le energie richieste per l’ effettuazione di due cross, la Pro Patria per segnare necessità di spendere una montagna di energie. Questo è il punto di partenza e di arrivo. I diretti avversari hanno un potenziale d'attacco molto competitivo: Ciliverghe Mazzano con Galuppini e Bertazzoli ( 30 reti in due), il Monza ha D’Errico, Ferrario, Palazzo (25 reti in tre), la Virtus Bergamo ha Germani, Amodeo e Morosini (27 reti in tre). La Pro Patria? Ha Bortoluz, Santana , Cappai, Casiraghi, Gherardi e Mauri (17 reti in 6). Quello che afferma mister Bonazzi è vero, gli attaccanti hanno avuto problemi fisici e non sempre sono stati disponibili, ma il campo ha parlato sempre chiaro anche quando erano disponibili con una fase offensiva mai generosa di reti. La storia parla chiaro, per vincere i campionati servono i bomber e, come si sa, Serafini, Giannone  e Cozzolino bastarono appena per salire in C1. A gennaio ci si aspettava qualcosa di diverso nel settore, invece si è scelto diversamente e forse è qui che va cercata la vera differenza con il Monza. Capitolo giovani: mister Bonazzi nella conferenza stampa di sabato scorso ha affermato di “aver perso del tempo per valutare giovani che non si conoscevano”. Un fatto concreto che ha ritardato l’allestimento della squadra standard e questo è stato un altro punto a sfavore rispetto al Monza dove mister Zaffaroni ha scelto con grande anticipo i suoi giovani, portandone alcuni direttamente dalla sua squadra precedente. Uno scotto del noviziato da pagare che verrà utile per il futuro. Capitolo modulo: anche qui si è perso del tempo, il passaggio ad un sistema di gioco diverso è stato imposto dalla realtà contingente e non da scelte ponderate. Il disastro di Ponte San Pietro ha imposto di cambiare la cura, seppur i sintomi erano ben presenti da molto tempo. La cavalcata  vincente è poi iniziata, ma il vantaggio concesso ad una squadra già fortissima come il Monza  era ormai diventato incolmabile. Era ed è opinione comune che risalire dalla serie D non era e non è facile, soprattutto nel primo anno, soprattutto dopo le note vicende attraversate dalla società. Serviva almeno un anno di esperienza e possiamo dire che si è imparato in fretta visto che comunque la squadra è lassù pronta a giocarsi i play off. Se iniziasse adesso il campionato forse qualcosa di diverso accadrebbe, anche se la percezione di un Monza una spanna sopra rimane. Da oggi è possibile pensare con una prospettiva diversa per essere pronti fin da subito a programmare il futuro prossimo facendo tesoro delle esperienze del passato. Esperienze del passato che devono far riflettere non solo sui giovani ma anche sui seniors. L'impressione che qualcuno di loro non abbia garantito un livello minimo di performance allineato con le aspettative è del tutto concreta. Sbagliare la scelta di un giovane è un problema  che però costa poco, quella di un senior è un dramma in quanto grava pesantemente sul bilancio societario, oltre che non dare valore aggiunto sotto il punto di vista tecnico. Altro aspetto da valutare con molta attenzione nel futuro per evitare ricadute.
Flavio Vergani

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